Archivi giornalieri: novembre 30, 2016

Qual è la tua storia?

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Non so se capita anche a voi, comunque a volte ripenso a cosa combinavo anni fa e ora che ne ho 30+1  mi sembra che ridendo e scherzando di esperienze ne ho accumulate negli anni. Magari non ho seguito pedissequamente gli standard dei miei coetanei, cioè trovare un ragazzo, fidanzarsi, convivere o sposarsi, mettere al mondo dei figli etc… però ho vissuto altrettante esperienze di vita che hanno scandito il mio percorso fino a qui e hanno contribuito a farmi diventare in bene e in male, quella che sono Oggi.

Il coaching in particolare ci insegna un metodo per poter riflettere consapevolemente sulla propria Vita, valorizzando quelli che sono stati i nostri successi nel corso degli anni, qualora ce ne fossimo dimenticati, aiutandoci così a mettere a fuoco la nostra condizione attuale alla luce delle scelte che abbiamo effettuato in passato.

Questo metodo consiste nel ritagliarci del tempo per noi stessi per poter scrivere la nostra storia. Possiamo cominciare da quando siamo nati, passando per i nostri studi, il lavoro, le relazioni significative, cosa ci ha portato fino a qui, nel giorno stesso in cui scriviamo. L’aspetto interessante di scrivere e tenere un resoconto autobiografico è scoprire e portare in luce che cosa decidiamo di raccontare, quali tipologie di esperienze, in che modo le argomentiamo, quali emozioni facciamo riaffiorare ( rammarico? tristezza? gioia? gratitudine?).

E’ importante ricordare che ognuno di noi utilizza quotidianamente dei filtri percettivi nel processare quella che chiamiamo “realtà”, e che quindi tutto ciò di cui facciamo esperienza, che nutre la nostra vita emotiva o sulla quale riflettiamo più o meno consapevolmente, non sono altro che “porzioni di realtà” che abbiamo selezionato sulla base delle nostre personali convinzioni, credenze, e valori di base. In una parola, sulla base delle nostre mappe. Quindi qual è la tua storia? Se dovessi raccontarla oggi, cosa ti affiora e cosa no?

Tempo fa mi è stato chiesto di scrivere una presentazione di me stessa, del mio percorso, di raccontare la mia storia. L’ho impaginata in terza persona e scrivendo mi sono accorta che l’utilizzo della terza persona ci permette di creare quella distanza necessaria per poter “recuperare” la nostra storia cronologica ed emotiva, adottando l’ottica del c.d “osservatore”, come se stessimo quindi guardando il film della nostra Vita.

Ho pensato di riproporre la mia storia, quantomeno per ricordarmi a 40+1 cosa ho fatto fino ai 30 ; )

Laura Pagano nasce a Modena il 09-06-1985. Nel luglio 2004 si diploma presso il liceo scientifico “M.Fanti” di Carpi, all’ indirizzo socio-psico-pedagogico. Nello stesso anno decide di continuare il suo percorso di studi umanistici iscrivendosi ad un corso di laurea triennale in Servizio Sociale, presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna.

Il corso di laurea è finalizzato ad abilitare alla professione la figura dell’Assistente Sociale (AS): un “tecnico dell’assistenza” che svolge la propria attività all’interno di un sistema organizzato in favore di individui, gruppi e famiglie, per prevenire e risolvere situazioni di disagio e bisogno.

Nel febbraio 2008 Laura termina il suo percorso di studi e supera l’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione ( ad oggi è regolarmente iscritta all’Albo degli AS dell’Emilia – Romagna – sezione B). Nel 2009 intraprende finalmente la sua “carriera” come AS, percorso che abbandonerà dopo una breve parentesi, nel momento in cui comincia a maturare una nuova consapevolezza circa la natura del suo MANDATO PROFESSIONALE in relazione a quella che è la sua AUTENTICA NATURA.

Laura decide così di aprirsi a nuove prospettive di senso, dedicandosi ad una delle sue grandi passioni: il teatro creativo e di improvvisazione. Reduce da un brillante percorso come allieva al laboratorio stabile di Teatro Creativo di Soliera (MO) promosso dal regista e attore Stefano Cenci, nel 2010 decide di proporsi come attrice comica partecipando ai concorsi locali per cabarettisti emergenti.

E’ in quell’anno che incontra Michael Capozzi, attore di cabaret, con il quale intesse un rapporto di amicizia che verrà consolidato negli anni successivi. Sarà Michael a far incontrare Laura e Romana Monduzzi, formatrice per le risorse umane: l’incontro proficuo tra le due donne segna uno spartiacque nella vita di Laura che da allora comincia ad appassionarsi al mondo della formazione e dello sviluppo personale in generale, trovando finalmente una corrispondenza fra la sua natura e il ruolo di formatrice.

Nel 2011 decide di formalizzare il suo interesse per la formazione, iscrivendosi al corso di laurea magistrale in Scienze dell’Educazione Permanente e della Formazione Continua presso la facoltà di Scienze della Formazione di Bologna.

L’esigenza di ri-comporre la frammentarietà che porta con sé il precariato attuale, spinge Laura a scrivere un libro sulla sua personale esperienza. In marzo 2013 pubblica così il Manuale del Giovane Precario. Esperienze personali e consigli utili, edito da Fefè Editore (Roma).

In marzo 2015 si laurea quindi come Formatrice per l’Educazione permanente ( per la promozione della crescita e dello sviluppo personale sociale e culturale) e per la Formazione continua (rivolta specificatamente alla riqualificazione professionale e all’attività di aggiornamento del lavoratore).

Dal 2013 collabora come autrice per i magazine on-line:  www.ecletticamente.com e http://www.in-formazione.net. E’ autrice del blog:  https://educazionepermanente.wordpress.com..

L’obiettivo di Laura è quello di trasmettere ai suoi clienti, acquisiti e potenziali, ciò che ha imparato nel suo percorso di formazione ( il binomio creatività e disciplina) nel rispetto dei suoi valori più importanti: coraggio, umiltà e passione.

 

 

 

 

4 strumenti per rendere visibili i nostri Obiettivi

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Ho sempre pensato ai nostri obiettivi, e in generale a tutto ciò che vogliamo conseguire nella nostra Vita, come a “sogni a tempo determinato” cioè obiettivi da porsi con una scadenza precisa sulla quale fare affidamento. Ad esempio laurearmi entro una tale data e sessione, prendere la patente prima che mi scada il foglio rosa, trovare un lavoro entro la tale data per poter … non so ditemelo voi, i sogni dopotutto sono importanti perchè ci sostengono e trasmettono speranza nei momenti di sconforto o di stallo.

Nel Manuale del Giovane Precario ho indicato 4 strumenti per rendere visibili i nostri obiettivi, dal più semplice al più elaborato, nel senso che l’ultimo ci richiede piu tempo da dedicare rispetto al primo. Vediamoli uno alla volta:

  • Calendario: il calendario, oltre ad essere uno strumento indispensabile per orientarci nei giorni della settimana, ci permette di pianificare i nostri impegni e obiettivi settimanali, mensili e annuali. Personalmente fino a qualche anno fa mi affidavo al calendario in cucina. Che come tale era pasticciato da tutti i componenti della famiglia. Perciò vi consiglio di procurarvene uno tutto per voi. Molte persone si segnano gli impegni sul promemoria del telefonino. Ma un telefonino è come un computer, una mattina può decidere di non accendersi più, rischiando così di perdere tutti i dati che avevate memorizzato. Il vecchio calendario invece non ci tradisce. Se riuscite, appendetelo in camera vostra, dove sia ben visibile, in modo da poterlo consultare ogni giorno. Così facendo non avrete nemmeno più la scusa di dimenticarvi del compleanno del vostro/a partner…

 

  • Agenda: può essere che lo spazio del calendario non sia sufficientemente esteso per annotare tutto ciò che vi preme ricordare. In questo caso vi consiglio di acquistare un’agenda 12 mesi, possibilmente stampata in modo tale che abbia un giorno solo per pagina. Come  mi  ha ricordato Romana, amica e collega formatrice, “l’agenda è la nostra vita”. Sta solo a noi decidere di usarla in modo produttivo! Jack Canfield consiglia in proposito di annotarci anche le nostre “sensazioni mattutine”, in quanto “se analizzeremo costantemente i nostri sentimenti, saremo in sintonia con gli eventi di tutti i giorni diventando più consapevoli di quanto avviene nella nostra vita”.

 

  • Dichiarazione dei 10 obiettivi principali: Qualora pensiate che tenere un’agenda non faccia al caso vostro, poiché credete di essere troppo distratti per non perderla nel giro di pochi giorni, potreste stampare su un foglio quelli che avete stabilito essere i 10 obiettivi più importanti da conseguire nell’arco di un anno. A fianco di ogni obiettivo scrivete anche la relativa scadenza mensile… così sarete stimolati ad impegnarvi quotidianamente in vista di quello che è il vostro obiettivo da raggiungere! Come per il calendario, assicuratevi di attaccarlo in un luogo dove possa essere ben visibile, e che non venga rimosso da nessuno. Ripetete a voce alta i vostri obiettivi ogni giorno, ciò vi aiuterà sedimentarli  più facilmente nel vostro inconscio e vederli realizzati entro la data di scandenza stabilita!

 

  • Album di obiettivi per immagini:  come descritto nell’articolo Sei un Visivo? pubblicato sulla rivista in-formazione.net, la maggior parte delle persone tende ad utilizzare la modalità visiva per processare la realtà. Quindi, posto che i Visivi creano la loro realtà per immagini, può essere utile compilare “l’album di obiettivi per immagini” proposto da Canfiled. Per aiutarvi nella visualizzazione del vostro obiettivo, l’autore consiglia di ricorrere a stampe, fotografie, figurine, pagine di riviste, da ritagliare e incollare su quello che diventerà il vostro album di obiettivi personalizzato. Ad esempio, se vi sieti poste l’obiettivo di sposarvi entro il 31/07/2018, potreste scrivere sulla pagina dell’album: il nome dell’obiettivo che vi siete prefissate (il matrimonio), la strategia necessaria per conseguirlo ( cioè i passi necessari da fare: fermare la chiesa, il ristorante, ad esempio) e la relativa scadenza. A fianco applicherete una foto inerente il giorno delle Nozze, in particolare ciò che per voi rappresenta il giorno delle nozze: la Chiesa dove celebrerete la funzione? Il Comune di residenza? La torta nuziale? O il ristorante dove potrete condividere la vostra gioia con gli amici più cari???

 

Mi piace pensare che tutto ciò che vorremmo conseguire in questa Vita terrena, prima o poi si possa realizzare facendo affidamento anche su questi piccoli accorgimenti .

In bocca al lupo per la vostra “creazione consapevole” ; )

 

 

Alle radici dell’empatia

 

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Di poche cose sono certa nella vita, ma una di queste è legata alla nostra Umanità che può arrivare a manifestarsi e tradursi in un pianto davanti ad un film.

Ci immedesimiamo talmente tanto a tal punto che ci dimentichiamo che è  “solo un film” e giù lacrime e fazzolettini di carta e abbracciatone del fidanzato/a. A me personalmente è successo di sostenere un mio ex moroso al cinema, in pena per il Mostro di Lochness ( il film era The Water Horse – La leggenda degli abissi, 2007).

Ma qual è il segreto di questa magia? Di questo entrare in risonanza emotiva anche nei confronti di qualcosa di platealmente finto come un film?  Ok, magari si tratta di una storia vera al cinema, ma comunque mediata da attori che interpretano la parte.

Avendo scritto la tesi di laurea triennale sul ruolo svolto dall’empatia nel lavoro dell’Assistente Sociale, ho scoperto che in qualità di Esseri Umani siamo intrinsecamente relazionali. Diciamo che l’attitudine alla relazione è inscritta nel nostro stesso cervello grazie all’azione svolta dai c.d “neuroni specchio”.

Nel 1991, un gruppo di neuroscienziati dell’Università di Parma diretto dal dott. G. Rizzolatti , ha scoperto e descritto i  “neuroni specchio”, un set di neuroni che consentono al nostro cervello di correlare i movimenti osservati nel nostro interlocutore ai nostri, riconoscendone quindi il significato.

I neuroni specchio permettono quindi la comprensione delle intenzioni altrui, in quanto direttamente condivise a livello neurale, attraverso quella che Rizzolatti definisce nei termini di una “risonanza non mediata”.

Nel processo di risonanza o “simulazione incarnata” avviene quindi una riproduzione automatica, non consapevole e pre-riflessiva, degli stati mentali dell’altro.

Ad esempio, se assistiamo al pianto di un’attrice in un film, nel nostro cervello si generano delle rappresentazioni interne degli stati corporei associati al pianto, “come se”  stessimo piangendo anche noi, o provando una simile emozione o sensazione di tristezza.

Si può quindi affermare che i neuroni specchio dimostrano le radici neurofisiologiche dell’empatia.

Nella vita di tutti i giorni, anche se magari non desideriamo metterci volontariamente e consapevolmente nei panni di una persona in lacrime, per motivi riconducibili  a disinteresse, o altro,  i neuroni specchio si attivano in automatico, grazie al meccanismo della risonanza non mediata. Quindi anche se questa persona non dovesse godere della nostra massima stima, a livello cerebrale e inconsapevole ne riprodurremmo comunque lo stato interno ad esso associato.

 

 

La strategia del successo

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Se mi guardo indietro e rifletto su quelle che per me ad oggi sono e rimangono le persone più significative della mia Vita, quelle che rendono il mio cammino più agevole e si prodigano ancora per aiutarmi quando la palla non gira come dovrebbe, beh facendo due conti, molte di queste persone le ho conosciute sul Lavoro. A volte, proprio in quei lavori in cui le mie energie dovevano essere profuse solo per un breve periodo di tempo, come nel più classico dei copioni che si rispettano nei c.d tempi determinati (quando va bene…).

Nonostante la mia breve permanenza a Lavoro , a volte anche solo per un paio di settimane ( ricordo un’esperienza di questo genere in un negozio solo ai fini dell’allestimento della stagione promozionale ) sono riuscita  a stringere un’amicizia particolare con una persona che ai tempi in cui la conobbi (era il 2009) non perse tempo a offrirmi quella famosa mano di cui un pò tutti necessitiamo di stringere nel corso della Vita

In quel periodo ero costellata da pensieri e sentimenti di fallimento di varia natura ( emotiva, relazionale, lavorativa etc…) che non mi permettevano di mantenere il timone della mia vita e agire lucidamente per il mio futuro.

Grazie a Brahim, questo il nome del mio amico fidato, e alle chiacchiere di qualità nel magazzino del negozio in cui ci siamo conosciuti… i giorni trascorrevano più sereni, forse perchè in lui avevo trovato un confidente, una persona di fiducia alla quale poter aprire letteralmente il cuore, e devo ammettere che a distanza di anni ho fatto bene a fare quella scelta, di confidarmi. Perchè siamo nel 2016 ma Brahim è sempre qui… il mio grillo parlante, la voce della saggezza e della temperanza. Sarà anche per via delle sue esperienze maturate negli anni ( un lungo fidanzamento, poi le nozze, due figli, gli impegni civili in Marocco, dove ha partecipato attivamente anche in occasione delle manifestazioni in favore dei diritti umani, mentre erano in corso le agitazioni legate alla Primavera Araba tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011), ma con tanta pazienza e umiltà Brahim è riuscito a trasmettermi sempre l’importanza di nutrire quell’Amore per Sè stessi necessario a proteggersi dalle ingerenze e aspettative altrui… una delle sue massime che mi porto dietro da anni è ” NON METTERO’ MAI SUL BANCO DELLA DISCUSSIONE LA DIGNITA’ E IL RISPETTO”.

Oggi gli voglio rendere omaggio con un post dedicato a uno dei sui tanti insegnamenti, di cui ho avuto la fortuna di fare tesoro nel corso degli anni…  proponendo quella che lui definisce la “Strategia del Successo”.

Ognuno di noi elabora una propria idea di “successo”, anche in base alle influenze dovute ai condizionamenti culturali e mass mediatici, come avere Soldi, Sesso e Successo nel senso di Iper-visibilità.

A mio parere  il successo corrisponde ad un’attitudine mentale, una predisposizione dell’Essere , che coincide con il FARE CIO’ CHE SI E’ , RISPETTANDO LA PROPRIA ESSENZA. Impresa mooooolto difficile sia da stabilire ( CAPIRE CHI SI E’ è, a prescindere dalle sovrastrutture che ci fornisce il Sistema dei Ruoli Sociali , a cui ci affidiamo tutti i Santi Giorni. Tipo: sono Mamma, Moglie, Nuora, Amica, Amante, Impiegata etc… Ok, ma sotto sotto, anzi, dentro Laura, Marisa, Milena, etc… CHI SEI?);  sia da portare avanti con coraggio ( uno dei miei sogni è quello di esercitare come formatrice a tempo pieno nell’educazione degli adulti, per esempio) SENZA FARSI INFLUENZARE DALLE CIRCOSTANZE ESTERNE ( tipo la Crisi, le aspettative dei genitori, del partner, della ggente negativa etc…) .

Detto questo, in cosa consiste la Strategia del Successo elaborata da Brahim? Eccola per esteso  così come l’ho trascritta nel mio libro, il Manuale del Giovane Precario. Esperienze Personali e Consigli Utili.

“Benché la letteratura in materia proponga innumerevoli strategie per conseguire la realizzazione dei propri obiettivi, in questa sede vorrei evitare “la ricetta dell’esperto”, per condividere insieme al lettore una e-mail che mi ha inviato il mio amico Brahim in Dicembre 2009 rispetto alla strategia del successo.

 La strategia del successo

 Ciao carissima,

ogni persona pan determinante ( non effetto), cioè che non si lascia gestire dalle situazioni, ma che gestisce le varie situazioni (causa) passa in qualche momento della sua vita delle condizioni simili alle tue: “non sa cosa fare e come muoversi”.

La ragione è molto semplice!!! Quando una persona pensa a fare mille cose nello stesso momento e non riesce a definire delle priorità, crea un traffico inutile, nel senso che, appena inizia un’attività pensa a farne un’altra e magari lascia la prima per dedicarsi alla seconda: cioè non porta a termine nessun lavoro che ha iniziato. Quando si rende conto dell’errore si stufa e pensa che è stato lasciato da solo in tutto questo e che gli altri non lo stanno aiutando ad uscire dal tunnel. Ma la verità è che l’aiuto degli altri serve alla persona che è pronta ad essere aiutata.

Essere pronto ad essere aiutato vuol dire innanzitutto saper ascoltare (una delle tue grandi qualità).

 Detto tutto questo, cosa devi fare e da dove iniziare?

 

  • La prima cosa da fare è che devi trovare un tempo da dedicare a te stessa, con la massima tranquillità: chiuditi nella tua stanza lontana da qualsiasi disturbo ( la presenza di un’altra persona in quel momento rappresenterà un gran limite; l’ascolto della musica; il telefonino (tienilo spento sino alla mattina successiva); la televisione…);
  • Scrivi tutto quello che ti viene in mente, si! Qualsiasi cosa, lascia scivolare la penna scrivendo i tuoi desideri e le frustrazioni della tua vita. Fai uscire tutto quello che vuoi e quello che ti fa male. Scrivi tutto, qualsiasi cosa è importante, anche quello che ti sembra banale.
  • Cerca di vedere e non leggere solo quello che hai scritto. Consideralo come uno specchio davanti a te e convinciti che le tue azioni dipendono dalle tue idee, e che i risultati che hai ottenuto fino ad ora sono il  frutto delle tue azioni ( IDEE + AZIONI = RISULTATI);
  • Definisci qual è la tua meta e organizza le tue priorità secondo quello che hai scritto e quello che vuoi realizzare a breve. Definisci anche la strategia per ottenerlo e l’arco del tempo nel quale poterlo realizzare.
  • Una volta fatti i primi quattro punti, considera qualsiasi altro obiettivo (anche nobile) come se fosse banale. Lascialo perdere e non pensarci più. Cioè scarta tutte quelle cose e azioni in più, che ti hanno fatto perdere del tempo fino ad ora.
  • Raggiunti i primi cinque punti, considera che il tuo obiettivo dipende da te e che sei sulla buona strada per ottenerlo. Non devi pensare agli altri per raggiungere il tuo obiettivo: magari tante persone che ti stanno attorno ti ostacolano nel perseguirlo. Considera che tra te e il tuo obiettivo vi separa solo un filo sottile. Qualora gli altri ti mettano a disposizione il loro aiuto, ri-analizza il tuo obiettivo, secondo i primi 4 punti ( scrivendolo, analizzandolo, ri-organizzandolo, paragonandolo al tuo cammino verso la tua meta).
  • Stai attenta che l’aiuto messo a disposizione dagli altri, non ti crei altri obiettivi, perché in tal caso aprirai di nuovo un altro ciclo che ti creerà la deviazione dall’obiettivo principale.
  • Una volta raggiunti i primi 8 punti, fai un check up ogni giorno per vedere a che punto sei per realizzare il tuo primo obiettivo.

Buon divertimento con la lettura di questa mail. E buon lavoro per sperimentare questa strategia e tanti auguri!

Stammi bene!

     Brahim

Che dire? Mi considero una persona molto fortunata, per aver conosciuto nel mio cammino una persona come Brahim, di altissimo spessore umano, intellettuale e culturale… una vera rarità… spero che questa Strategia del Successo possa essere di aiuto a chi come me ha vissuto o vive tutt’ora una condizione di malessere e frustrazione. Le possibilità di migliorarsi ci sono sempre… la cosa più difficile è saperle RICONOSCERE, vederle e metterle in pratica anche nei momenti più cupi.

 

Svegliatevi Trentenni

 

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Navigando sul web mi sono imbattuta in una testimonianza coraggiosa, uno scritto che a distanza di anni trasuda ancora ardore e passione… grazie alla mente e alla penna di una grande scrittrice e giornalista quale fu Oriana Fallaci.

Ecco il testo completo di “Svegliatevi Trentenni” , contenuto nel libro Quando il sole muore (1965):

Io mi diverto ad avere trent’anni, io me li bevo come un liquore i trent’anni: non li appassisco in una precoce vecchiaia ciclostilata su carta carbone. Ascoltami, Cernam, White, Bean, Armstrong, Gordon, Chaffee: sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni!

Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.

Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna: e allora com’è che in voi non è così? Com’è che sembrate i miei padri schiacciati di paure, di tedio, di calvizie? Ma cosa v’hanno fatto, cosa vi siete fatti? A quale prezzo pagate la Luna?

La Luna costa cara, lo so. Costa cara a ciascuno di noi: ma nessun prezzo vale quel campo di grano, nessun prezzo vale quella cima di monte. Se lo valesse, sarebbe inutile andar sulla Luna: tanto varrebbe restarcene qui. Svegliatevi dunque, smettetela d’essere così razionali, ubbidienti, rugosi! Smettetela di perder capelli, di intristire nella vostra uguaglianza! Stracciatela la carta carbone ridete, piangete, sbagliate. Prendetelo a pugni quel Burocrate che guarda il cronometro. Ve lo dico con umiltà, con affetto, perché vi stimo, perché vi vedo migliori di me e vorrei che foste molto migliori di me. Molto: non così poco. O è ormai troppo tardi?

Grazie Oriana. RIP

Amore è Libertà

 

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All’età dei 30+1 sono finalmente giunta a maturare una consapevolezza circa la Natura dell’Amore… cioè che l’Amore, quello Vero, è tutto fuorchè desiderio di controllo, possesso, dipendenza, attaccamento morboso… al contrario, l’Amore coincide o dovrebbe coincidere con la più estesa manifestazione della Libertà... libertà di lasciare l’Altro, il nostro partner, di pensare, di scegliere, di agire nel modo in cui gli è più affine… in quella Libertà di espressione che gli permetta di realizzarsi  compiutamente prima in Sè stesso e poi nella Coppia… ecco, per me l’Amore diventa una co-costruzione della libertà altrui, nella quale si gioca la più sublime e avventurosa delle partite: vedere,  assaporare e celebrare la realizzazione dell’Altro, grazie alla condivisione della reciproca libertà di espressione.

Tutto questo era stato ben compreso molto tempo fa già da Gesù Cristo, e molto tempo dopo da un uomo altrettanto saggio come Osho ( per alcuni è il più grande fra i Guru, per altri il più grande tra i truffatori, per me una personalità affascinante, dalla quale attingere il buono delle Parole che ci ha lasciato in eredità ):

“Le persone mature in amore si aiutano a essere libere, si aiutano l’un l’altra a distruggere ogni tipo di legame. E quando l’amore fluisce nella libertà c’è bellezza. Quando l’amore fluisce nella dipendenza c’è bruttezza. Ricorda, la libertà è un valore più alto dell’amore. Quindi se l’amore distrugge la libertà, non ha alcun valore.

Quindi, da ripetere e imparare a memoria fino alla fine dei miei giorni:

“La libertà è un valore più alto dell’amore”

e

“Quando l’amore fluisce nella libertà c’è Bellezza”

Come incentivare la memoria

 

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Non è un caso che dedico un post proprio alla memoria in quanto uno dei miei crucci più grandi è sempre stato questo: avere poca memoria. Facendo due conti credo che sia per il fatto che nella mia testa si accavvallano costantemente pensieri di ogni ordine e grado, dai più banali legati alla gestione del quotidiano ( del tipo “devo fare la spesa” ) a pensieri più corposi circa la pianificazione dei miei progetti ( di ordine artistico e culturale), così come riflessioni più introspettive legate al Perchè delle cose ( e di come oggi, nel 2016, avvengano ANCORA certe cose, perplessità che magari affronterò in un prossimo post).

Per indagare le dimensioni della memoria, oggi ho deciso di affidarmi alla sapienza di un grande Professore e studioso di semiotica quale è stato Umberto Eco, scomparso il 19 Febbraio scorso. Nella lettera dedicata al nipotino, che Eco ha scritto prima di “partire per il grande Viaggio” ( credo che l’evento Morte sia il più grande degli Enigmi per noi Esseri Umani e come tale deve essere considerato,  cioè come un grande Viaggio appunto), il Professore ammonisce dai rischi legati alla malattia del nostro secolo ( insieme alla Depressione, aggiungo io) e cioè:

la perdita della memoria ( personale e storica, nda)

Ecco come Eco approfondisce la tematica:

“E’ di questo che volevo parlarti, (…) di una malattia che ha colpito la tua generazione e persino quella dei ragazzi più grandi di te, che magari vanno già all’università: la perdita della memoria. È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa. Sarebbe un poco come se, avendo imparato che per andare da via Tale a via Talaltra, ci sono l’autobus o il metro che ti permettono di spostarti senza fatica (il che è comodissimo e fallo pure ogni volta che hai fretta) tu pensi che così non hai più bisogno di camminare. Ma se non cammini abbastanza diventi poi “diversamente abile”, come si dice oggi per indicare chi è costretto a muoversi in carrozzella. Va bene, lo so che fai dello sport e quindi sai muovere il tuo corpo, ma torniamo al tuo cervello.

La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, siccome per tutti c’è il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer, uno dei modi di evitare questo spiacevole incidente è di esercitare sempre la memoria.

Quindi ecco la mia dieta. Ogni mattina impara qualche verso, una breve poesia, o come hanno fatto fare a noi, “La Cavallina Storna” o “Il sabato del villaggio”. E magari fai a gara con gli amici per sapere chi ricorda meglio. Se non piace la poesia fallo con le formazioni dei calciatori, ma attento che non devi solo sapere chi sono i giocatori della Roma di oggi, ma anche quelli di altre squadre, e magari di squadre del passato (figurati che io ricordo la formazione del Torino quando il loro aereo si era schiantato a Superga con tutti i giocatori a bordo: Bacigalupo, Ballarin, Maroso eccetera). Fai gare di memoria, magari sui libri che hai letto (chi era a bordo della Hispaniola alla ricerca dell’isola del tesoro? Lord Trelawney, il capitano Smollet, ildottor Livesey, Long John Silver, Jim…) Vedi se i tuoi amici ricorderanno chi erano i domestici dei tre moschettieri e di D’Artagnan (Grimaud, Bazin, Mousqueton e Planchet)… E se non vorrai leggere “I tre moschettieri” (e non sai che cosa avrai perso) fallo, che so, con una delle storie che hai letto.

Sembra un gioco (ed è un gioco) ma vedrai come la tua testa si popolerà di personaggi, storie, ricordi di ogni tipo. Ti sarai chiesto perché i computer si chiamavano un tempo cervelli elettronici: è perché sono stati concepiti sul modello del tuo (del nostro) cervello, ma il nostro cervello ha più connessioni di un computer, è una specie di computer che ti porti dietro e che cresce e s’irrobustisce con l’esercizio, mentre il computer che hai sul tavolo più lo usi e più perde velocità e dopo qualche anno lo devi cambiare. Invece il tuo cervello può oggi durare sino a novant’anni e a novant’anni (se lo avrai tenuto in esercizio) ricorderà più cose di quelle che ricordi adesso. E gratis.

C’è poi la memoria storica, quella che non riguarda i fatti della tua vita o le cose che hai letto, ma quello che è accaduto prima che tu nascessi. (…)

Noi entriamo nella vita quando molte cose sono già successe, da centinaia di migliaia di anni, ed è importante apprendere quello che è accaduto prima che noi nascessimo; serve per capire meglio perché oggi succedono molte cose nuove.

(…) Ad esempio:

Chi erano gli ittiti? E i camisardi? E come si chiamavano le tre caravelle di Colombo? Quando sono scomparsi i dinosauri? L’arca di Noè poteva avere un timone? Come si chiamava l’antenato del bue? Esistevano più tigri cent’anni fa di oggi? Cos’era l’impero del Mali? E chi invece parlava dell’Impero del Male? Chi è stato il secondo papa della storia? Quando è apparso Topolino?

Potrei continuare all’infinito, e sarebbero tutte belle avventure di ricerca. E tutto da ricordare. Verrà il giorno in cui sarai anziano e ti sentirai come se avessi vissuto mille vite, perché sarà come se tu fossi stato presente alla battaglia di Waterloo, avessi assistito all’assassinio di Giulio Cesare e fossi a poca distanza dal luogo in cui Bertoldo il Nero, mescolando sostanze in un mortaio per trovare il modo di fabbricare l’oro, ha scoperto per sbaglio la polvere da sparo, ed è saltato in aria (e ben gli stava). Altri tuoi amici, che non avranno coltivato la loro memoria, avranno vissuto invece una sola vita, la loro, che dovrebbe essere stata assai malinconica e povera di grandi emozioni.
Coltiva la memoria, dunque, e da domani impara a memoria “La Vispa Teresa”.”

L’arte di Vivere

 

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In cosa consiste l’Arte di Vivere? E’ possibile stabilire un memorandum che ci possa ricordare le dimensioni del buon vivere nei momenti più cupi dell’esistenza?

Hernan Huarache Mamani, autore de “La donna della Luce” ci invita a riflettere su quattro aspetti, legati all’ascolto del nostro corpo fisico ed emozionale:

“Per imparare l’arte di vivere, bisogna innanzitutto cominciare ad ascoltare il corpo, i suoi dolori, i cambiamenti fisici, come l’aumento o il calo di peso, il suo bisogno di un determinato alimento, se è agile o stanco, se la voce si modifica…

 In un secondo tempo, bisogna concentrarsi sulla testa, le idee, i pensieri, i sentimenti e i desideri. Soppesare pensieri positivi e negativi. Capire se le idee che abbiamo in noi ci aiutano a evolvere o ci impediscono di migliorare. Poi dobbiamo imparare ad analizzare i nostri sentimenti. Per capire se ci fanno crescere. E riflettere prima di parlare, per poi non pentirsi.

 Il terzo passo è saper scegliere la propria strada ed essere pronti a lasciarla se non è quella giusta. Per capirlo, bisogna imparare dalla vita, fare più esperienze possibili. Solo conoscendo a fondo la vita, scopriremo il nostro destino. prima il sapere, poi l’azione.

 Quarto: gli essere umani vivono costantemente in bilico tra i propri desideri e le aspettative degli altri. Stare bene significa essere disposti ad adattarsi all’ambiente e imparare a modificarlo in base alle circostanze. Questo implica la capacità di cambiare idea, abitudini, stile di vita. La flessibilità e l’apertura mentale verso esperienze nuove è un atteggiamento sano.

Se saremo in grado di ascoltarci attentamente, analizzarci, fare le scelte giuste e adattarci, avremo imparato l’arte di vivere in maniera salubre e felice.