Archivi giornalieri: giugno 27, 2017

Quando è nato il mito della Donna Zerbino?

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Il mito della Donna Zerbino non ha età. E’ sempre esistito e sempre esisterà purtroppo, con la complicità dell’industria culturale sempre attenta ad enfatizzare la tendenza alla sudditanza/compiacenza della donna in risposta ai bisogni dell’uomo ( mi risulta che nel 2017 per vendere un gelato occorre mostrare ancora una donna che geme di piacere… )

Ma quando è stato sdoganato questo mito a livello mediatico???

Quando la Donna Zerbino è entrata UFFICIALMENTE nelle case di tutti gli italiani???

La risposta è nel lontano 1973, anno in cui  le radio hanno incominciato a trasmettere “Minuetto” ,  canzone che ha reso celebre Mia Martini per la sua interpretazione.

Il brano porta la firma di un uomo, Franco Califano, che in un’intervista racconta:

« …Il nostro incontro risale al ’73. Avevo appena finito di comporre “Minuetto” e sentii subito che si trattava di un pezzo del quale Mia Martini avrebbe colto perfettamente tutte le sfumature, la sua storia di amore disperato. Glielo affidai e Mia vinse il Festival d’Europa e il Festivalbar. In qualche modo ‘Minuetto’ segnò il suo grande successo, la nascita di un’interprete impareggiabile, che osservava il mondo e gli uomini con una straordinaria sensibilità. Non ci legava una frequentazione assidua, anzi sono poche le occasioni nelle quali io e Mia ci siamo ritrovati vicini a parlare di musica, di quella musica che per lei era in qualche modo uno strumento di liberazione, un modo per dimenticare… »

Ovviamente la Martini era e rimane un’interprete eccezionale … ma ad una lettura attenta, il testo può essere considerato veramente il manifesto della “Donna Zerbino“.

Una donna totalmente dipendente dal suo partner ( dal testo emerge più un partner sessuale, che non un partner emotivamente vicino alla sua donna e ai suoi bisogni affettivi), e  in balia dei sui impulsi ormonali ( “vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai”…). Una donna emotivamente fragile e vulnerabile ( “ti vedo e tanta forza non ce l’ho”), ma sessualmente attiva… che da una notte di passione spera di ricevere in cambio un pò d’amore ( “continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore”)

Vale la pena rileggersi il testo completo:

E’ un’incognita ogni sera mia…
Un’attesa, pari a un’agonia. Troppe volte vorrei dirti: no!
E poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho!
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei…

E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà per una notte…
… E cresce sempre più la solitudine,
nei grandi vuoti che mi lasci tu!

Rinnegare una passione no,
ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così
tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore…

So – no sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà, per una notte… sono tua…
… la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua…

E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!
Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,
il resto di una gioventù che ormai non ho più…
E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,
ora ammetto che la colpa forse è solo mia,
avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato.

Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l’amore vero che sorriso ha…
Pensieri vanno e vengono, la vita è così…

Personalmente ho canticchiato questa canzone per anni… prestando scarsa attenzione alla carica emotiva trasmessa da certe parole… Fino a quando non ho cominciato a studiare l’impatto che le parole provocano su di noi, non solo a livello emotivo appunto, contribuendo ad innalzare e/o abbassare il nostro stato vitale, ma anche a livello cerebrale ( una ricerca russa ha evidenziato che le parole e le frequenze possono influenzare e riprogrammare il DNA. Per approfondire: https://www.disinformazione.it/parolaedna.htm )

E’ importante maturare la consapevolezza che un certo tipo di linguaggio, certe parole, ascoltate più volte, ripetute e immagazzinate nella memoria, trovano terreno fertile anche per sedimentarsi nel nostro inconscio e guidarci, più o meno consapevolmente, nella costruzione del nostro immaginario collettivo legato alla “promozione” di certi concetti. Come il concetto di “amore = dipendenza” veicolato da questa canzone.

Una persona una volta mi ha detto: “Non è amore se fa soffrire”. Peccato che l’industria dell’intrattenimento ci voglia convincere brutalmente del contrario.

IO SONO INFINITO

 

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In evidenza: Il Viandante sul mare di nebbia – Caspar David Friedrich

C’ è un mantra che ho letto da qualche parte e che vorrei condividere… per ricordarlo sia a me che ai naviganti della rete ; )

IO ESISTERO’ PER L’ETERNITA’

ESATTAMENTE COME L’AMORE,

CHE E’ ETERNO,

COSI’ E’ ANCHE LA MIA NATURA.

NON AVRO’ PIU’ PAURA PERCHE’

SONO DESTINATO A ESISTERE PER SEMPRE

Per questo IO SONO INFINITO

Saggezza di William Blake

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Sistemando casa ho trovato una vecchia agenda e appunti di vario tipo, tra cui degli aforismi di William Blake, (1757 – 1827) il noto poeta inglese autore di celebri poemi come “The Tiger” .

Dato che voglio imparare a disfarmi di cose vecchie e inutili, come l’agenda in questione, colgo l’occasione per trascrivere un paio di aforismi e far rivivere anche la magia di William Blake:

“SE LE PORTE DELLA PERCEZIONE FOSSERO PURIFICATE, TUTTO APPARIREBBE AGLI UOMINI COME REALMENTE E’: INFINITO”

“L’IMMAGINAZIONE NON E’ UNO STATO MENTALE: E’ L’ESISTENZA UMANA STESSA”

Non ci resta che riflettere su queste parole… e farcele entrare dentro.

(Poi farò sparire anche l’agenda)

 

 

Shakespeare insegna

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William Shakespeare non è stato solo un grande drammaturgo e poeta, ma a mio avviso anche un grande coach. Questo uno dei suoi motti:

” There is nothing good or bad, but thinking makes it so”.

“Non c’è nulla di buono o di cattivo, ma è il pensiero che rende tale qualcosa”

Che dire… Shakespeare docet.

 

Donne mie

 

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Oggi una mia cliente mi ha consigliato di leggere una poesia di Dacia Maraini… “Donne mie”… non la conoscevo così me la sono andata a cercare e ho deciso di postarla qui sul blog…

Donne mie

Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.

A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi?

A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?

Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta.

Preferirei morire piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.
Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno.

Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un’ amore senza scelte, istintivo e brutale.

Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paura.