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Un benvenuto a te che mi stai leggendo, e che condividerai insieme a me questa nuova avventura nel blog di Educazione permanente… sapere è potere! E' sempre difficile presentarmi, semplificarmi in poche righe, io che da tempo ho fatto mio il passo di Walt Whitman : “contengo moltitudini” : ) Perche' TUTTI noi conteniamo moltitudini, solo che tante volte ce ne dimentichiamo... cosi' presi dalla nostra quotidianita, tante volte ci diamo per scontati'! Comunque, sono Laura Pagano, ho 27 anni e abito in provincia di Modena. Nel 2008, dopo aver conseguito una laurea triennale in “Servizio Sociale” alla Facolta' di Scienze Politiche di Bologna, ho esercitato per un periodo la professione di assistente sociale. In seguito a questa esperienza, che all'epoca dei fatti ho percepito come piuttosto traumatica, ho deciso di sperimentarmi in nuove mansioni ( vendita, amministrazione etc...), e aprirmi a nuove prospettive di senso. Ho pensato che le mie esperienze da precaria tappabuchi non potevano rimanere vane, cosi' ho deciso di scrivere un libro: “Il Manuale del Giovane Precario. Esperienze personali e consigli utili”. Un libro autobiografico si, ma nel quale ho potuto approfondire riferimenti teorici che guidano l'agire professionale. Avendo tratto personalmente giovamento dalla formazione e dalle tecniche di coaching e di PNL in generale, ho cominciato a dedicarmi al mondo dello sviluppo e dell’educazione prima da autodidatta e poi iscrivendomi ad un corso di laurea magistrale in “Scienze dell'educazione permanente e della formazione continua”, presso la facolta' di Scienze della Formazione di Bologna. I miei obiettivi? Contribuire al nostro sviluppo con un’attenzione particolare al contesto in cui siamo collocati, in virtu’ del fatto che siamo esseri bio-psico-sociali. Instillare la curiosita’ per la conoscenza dell’Uomo e della sua educazione, con un’attenzione particolare al concetto di sviluppo contestualizzato in questo mondo liquido. In questo periodo di studi e “disoccupazione creativa” amo dedicarmi alle mie grandi passioni: il teatro creativo e di improvvisazione, la fotografia e i viaggi (soldi permettendo!) Consapevole dell’importanza che esercitano le nostre “metafore di vita” sul nostro agire quotidiano, aderisco al detto: “Abbi fede nel collegare gli eventi che si susseguono nella tua vita, perche' prima o poi, anche quelli oggi piu' inspiegabili, domani troveranno un senso!”. Mi puoi contattare a questo indirizzo: manualedelgiovaneprecario@yahoo.it Buona lettura! Laura

Donne mie

 

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Oggi una mia cliente mi ha consigliato di leggere una poesia di Dacia Maraini… “Donne mie”… non la conoscevo così me la sono andata a cercare e ho deciso di postarla qui sul blog…

Donne mie

Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.

A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi?

A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?

Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta.

Preferirei morire piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.
Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno.

Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un’ amore senza scelte, istintivo e brutale.

Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paura.

 

 

Il potere delle intuizioni

 

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Nei mesi scorsi ho sperimentato quella che in psicologia si definisce “dissonanza cognitiva”.

Tale dissonanza si verifica ogni volta che si  verificano “cognizioni o pensieri antitetici e per questo in contrasto tra loro, al punto, in casi più estremi, da creare disagio alla persona”.
(Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2015/05/dissonanza-cognitiva-psicologia/)

Il nostro cervello entra quindi in dissonanza. Creando confusione e disagio.

Ho passato giorni, settimane, mesi con “pensieri antitetici”… speravo di risolvermi tale dissonanza analizzando tutto ciò che mi passava per la testa, soppesando ogni parola che usciva dalla mia bocca e da quella del mio compagno. Per poi comprendere, come sosteneva bene Einstein, che: “Non si può risolvere un problema utilizzando la stessa mente che lo ha creato“.

Dato che la mia testa non si pacificava, in un momento di pace apparente, ho ricevuto un segnale, un’intuizione o insight, una “conoscenza diretta e immediata d’una verità, tradizionalmente contrapposta alla conoscenza logica e discorsiva”….

Ero a sedere senza fare nulla, per una volta (forse) senza pensare a niente, o al mio vissuto sentimentale, quando mi sono sentita risuonare nella testa due parole, un nome e un cognome:

CARLOS CASTANEDA

CARLOSA CASTANEDA, mi ripeto. E me lo scrivo, perchè non me lo voglio dimenticare.

La sera stessa cerco questo nome su internet e, ammetto la mia ignoranza, ma non mi ricordavo che fosse uno scrittore. Peruviano, naturalizzato statunitense, autore de il celebre libro Il lato attivo dell’infinito.

Wikipedia fornisce informazioni sul suo pensiero e finalmente leggo proprio quello che mi occorre assimilare in questi giorni di malessere:

“La sintesi del pensiero di Don Juan potrebbe essere riassunta con queste parole: “il Cammino del Cuore”. Nel suo primo libro, A scuola dallo stregone, Castaneda afferma:

Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino e la sola prova che conta è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando senza fiato.” Altrove dice circa “Tutte le vie si equivalgono, partono dalla boscaglia e vanno nella boscaglia, ma alcune hanno un cuore, altre no, e importa solo percorrere vie con un cuore“.

ESISTE SOLO IL CAMMINO LUNGO SENTIERI CHE HANNO UN CUORE.

E IO STAVO VIVENDO SOLO DI RAZIONALIZZAZIONI.

SENZA ASCOLTARLO QUESTO CUORE.

E’ come se il mio Sè superiore fosse venuto in mio soccorso, mostrandomi una via alternativa da seguire. La via del Cuore appunto, perchè io da brava gemelli cervellotica, tendo a prediligere la via della Mente.

Ma la vera forza, l’energia propulsiva, la trasmette il Cuore, non la Mente.

Così decido di approfondire la poetica di Castaneda e in biblioteca prendo in prestito Il lato attivo dell’infinito, Rizzoli Editore.

Mi colpisce un capitolo in particolare, chiamato Il punto di rottura.

In questo capitolo Castaneda affronta il tema del “silenzio interiore” …. quello che casualmente serve proprio a me in questo momento!!!

L’autore afferma che:

il silenzio interiore significa sospensione del dialogo interiore, il compagno sempre presente nei nostri pensieri, ed è quindi una condizione di completa pace.   Gli antichi sciamani lo chiamavano silenzio interiore perchè è uno stato in cui la percezione non dipende dai sensi, ma da un’altra facoltà dell’uomo, la facoltà che lo rende un essere magico e che è stata depotenziata non dall’uomo stesso, ma da qualche influenza estranea”. (…)

Nello sciamanesimo, il silenzio interiore è il punto da cui nasce ogni cosa. In altre parole, tutto ciò che facciamo ci guida verso tale stato che, come sempre accade nel mondo degli sciamani, non emerge se non veniamo scossi da qualcosa di gigantesco“(…)

Ed io mi sentivo profondamente scossa, da due uomini.

Proseguendo nella lettura apprendo che:

“Il silenzio interiore è la via che porta alla vera sospensione del giudizio, al momento in cui i dati sensoriali dall’universo non vengono più interpretati dai sensi e la cognizione cessa di essere la forza che attraverso l’uso e la ripetizione, decide la natura del mondo“.

Che era tutto ciò che io stavo facendo fino a quel momento. Nutrire il cuore con la mente.

Avere la pretesa di fornire soluzioni a miei “problemi” appellandomi solo alla forza della mente.

Leggere il libro di Castaneda è stato come risvegliarmi da un lungo torpore. Tornando a sentire con il Cuore. Più avanti Castaneda scrive:

“Gli sciamani hanno bisogno di un punto di rottura affinchè il lavorio del silenzio interiore possa cominciare. Si potrebbe paragonare alla calcina che i muratori mettono fra i mattoni. Solamente quando la calcina si solidifica i mattoni formano una struttura“.

Ma in cosa consiste esattamente il punto di rottura?

“Il tuo punto di rottura consiste nell’abbandonare il corso della tua vita così come lo conosci

“Per l’infinito l’unica impresa degna di un guerriero è la libertà, qualunque altra attività è un inganno”.

“A tempo debito, saprai tradurre a parole tutto ciò che vorrai. Oggi devi agire sul tuo silenzio interiore, su ciò che sai senza sapere. Sai perfettamente che cosa devi fare, ma è una conoscenza che non ha trovato una piena formulazione nei tuoi pensieri”.

Un paio di settimane dopo aver letto questo libro, io e il mio moroso ci siamo lasciati.

Ho cominciato a seguire il Sentiero del Cuore. Quello che forse il giorno era giusto fare.

Ora non so cosa sia più giusto fare… forse solo re-imparare a camminare, come dice una canzone di Calcutta.

E scoprire il lato attivo dell’infinito.

Chi è l’artista?

 

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Dato che sto vivendo un periodo di fervente attività artistica ( qualcuno direbbe che la sofferenza e il dolore vanno sublimati in qualche modo), ogni 3X2 leggo libri, testimonianze, articoli di artisti, emergenti e non.

Stasera ho voglia di postare un pensiero di Andy Warhol, tratto dalla Filosofia di Andy Warhol, sulla natura e la vocazione dell’artista:

Un artista è uno che produce cose di cui la gente non ha alcun bisogno ma che lui – per qualche ragione – pensa sia una buona idea dargli.

La vocazione forse consiste in questo: sentirsi chiamati a offrire il proprio sistema di credenze come qualcosa di valido non soltanto per sè, ma anche per altri, e questo atteggiamento appare più rafforzato che indebolito dal venir meno di credenze di carattere religioso e dal predominio del sapere scientifico, tanto avaro di risposte sul piano esistenziale e spirituale“.

Andy Warhol docet.

Le tre R della crescita personale

 

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E’ da giorni che avevo in mente di scrivere un articolo su tre parole chiave della crescita personale, che iniziano tutte per R…

Così le ho concettualizzate e così le scrivo:

1- RESPIRA

2- RALLENTA

3- RINGRAZIA

Vediamole una alla volta:

1- RESPIRA

Io personalmente ho cominciato a respirare “bene” molto tardi… quando ho cominciato a fare teatro, nel 2005, e mi hanno insegnato la respirazione diaframmatica.. che sarebbe la respirazione corretta da compiere contrapposta alla respirazione toracica… che putropppo ho la tendenza a reiterare… perchè siamo sempre di corsa, perchè non c’è tempo di fermasi e … RESPIRARE APPUNTO!!! Da giorni mi sto imponendo di respirare col diaframma, quel muscolo a forma di cupola asimmetrica, disposto trasversalmente appena al di sotto dello sterno e delle costole, che divide la cavità toracica da quella addominale. Al di là dell’aspetto più “salutare” della respirazione, mi sembra importante offrirne anche una visione più spirituale così come elaborata da Osho:

Se riesci a essere padrone del tuo respiro diventerai padrone delle tue emozioni.”

“Non hai mai osservato che il respiro cambia con il cambiare delle emozioni? Quando sei arrabbiato, respiri in un certo modo; cerca di osservare come respiri quando sei in collera e poi, quando ti senti andare in collera, prova a respirare in maniera diversa: non riuscirai ad arrabbiarti. Ti puoi arrabbiare solo con una respirazione particolare.
Quando sei innamorato, osserva il tuo respiro: il suo ritmo, la musica, l’armonia. Disturba quell’armonia, e l’amore svanirà. Oppure, crea quell’armonia e apparirà l’amore.
Se riesci a essere padrone del tuo respiro – ed è una scienza profonda – diventerai padrone delle tue emozioni. Mentre fai l’amore, osserva come respiri: quella respirazione è fondamentalmente legata all’atto sessuale. Non puoi fare nulla che non sia profondamente collegato al respiro”

Dalla respirazione passiamo all’arte di rallentare:

2- RALLENTA: Rallentare si, prendersi un momento per sè stessi, imparando a riprenderci il tempo dell’ascolto. Scrive Sun Bear:

“Abbiamo dimenticato i canti e le storie che porta con sè il vento. Abbiamo dimenticato come ascoltare la saggezza delle pietre che dall’inizio di tutti i tempi stanno al loro posto su questa terra. Abbiamo dimenticato quanto l’acqua possa rinfrescarci e rinnovarci.  Abbiamo dimenticato come si ascoltano le piante che ci insegnano quali fra loro cogliere per il nostro benessere. Abbiamo perso la capacità di spiare gli animali che con gentilezza ci offrono la loro saggezza, il loro riso, il loro amore, e loro stessi come cibo. Ci siamo chiusi a tutte queste relazioni, e tuttavia ci chiediamo perchè, così spesso, ci prende la noia e la solitudine”.

Rallentare per riscoprire la bellezza di ciò che ci circonda, imparando ad esercitare la terza R:

3- RINGRAZIA: possiamo riscoprire la potenza di questa parola ESERCITANDO la gratitudine, ovvero quel “sentimento e disposizione d’animo che comporta affetto verso chi ci ha fatto del bene, ricordo del beneficio ricevuto e desiderio di poterlo ricambiare” (fonte: treccani.it)

Esercitare quotidianamente la gratitudine  ci può aiutare progressivamente a liberarci dalle zavorre del passato, sforzandoci di focalizzare la nostra attenzione  su quanto di buono ci ha lasciato un momento particolare della nostra vita.

RINGRAZIANDO A PRESCINDERE DALLE CIRCOSTANZE, anche se a volte può risultare umanamente difficile .

Non bisogna temere le ombre:

“sono solo la prova che c’è una luce che splende”!

Grazie,

Laura

 

 

 

 

60 COSE DI CUI SONO GRATA NELLA VITA

 

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Dato che sto attraversando un periodo un pò particolare, dove ogni 3X2 ho i fazzoletti a portata di mano e non certo per l’influenza … stasera ho ri-attivato la forza di volontà e deciso ( decidere etimologicamente significa “tirarsi fuori da ogni altra possibilità” ) di ri-alimentare il mio ottimismo rispolverando questo esercizio sulla gratitudine.

L’esercizio consiste nel trovare almeno 30 motivi, se riusciamo a trovarne di più è ancora meglio, per essere grati nella nostra Vita. Possono essere motivi molto nobili, come la salute per esempio, ma anche più “superficiali”, come qualcosa di legato alla nostra estetica… l’importante è che siano motivazioni autentiche per noi stessi e soprattutto in grado di comunicarci un senso di profonda gratitudine, per ciò che è, è stato o sarà.

Queste le 60 cose di cui sono grata nella VITA:

0- La bellezza incondizionata della Natura

1- Conservare sempre vivo il ricordo di mio padre

2- essere fisicamente sana e psicologicamente in ricerca

3- avere ancora mia madre

4- avere ancora mia sorella

5- mio nipote e le sue scoperte giornaliere

6- dei piedi che mi fanno fare esperienza del mondo

7- una macchina che consuma poco e che mi porta in giro quando i piedi non me lo permettono, cioè spesso

8- il mio emisfero destro

9- i miei capelli ricci naturali

10- avere ancora i denti per masticare

11- il sole che mi mangia le negatività

12- le mie intuizioni artistiche

13- avere conosciuto personalmente il prof. John Henschke

14- essere stata ospite del Prof. John Henschke  in Missouri

15- avere uno stipendio per investire nella paganopokerart

15- avere soggiornato in USA

16- avere scalato il Lion Head in Sudafrica

17- avere visitato Cape town insieme a mio zio Mario

18- essere stata 3 mesi a Tallinn spaesata in parte dall’Università

19- essermi laureata in corso alla triennale a 22 anni

20- essermi laureata alla magistrale fuori corso entro i 30 anni

21- avere un impiego che mi garantisce di essere indipendente come donna senza dovermi appoggiare ad un uomo (nel 2017)

22- la mia sana follia anticonformista

23- un impiego part time vicino a casa

24- l’acrostico VITA (Volontà, Immaginazione, Tolleranza, Azione)

25- avere pubblicato il Manuale del Giovane Precario senza contributo

26- preservare il mio ottimismo a prescindere dalle circostanze avverse ( esempio punto 1)

27- esercitare sempre il dubbio e il senso critico

28- essermi innamorata con tutti i sintomi dell’innamoramento fotonico ( almeno 2 volte che forse sono anche troppe nella vita mah)

29- avere imparato dalla morte il rispetto per la vita

30- essere uscita con 4 statue greche (X, Y, Z, W)

31- avere la vita stretta

32- i miei piedi

33- la mia determinazione nel portare avanti le mie cose

34- non essere schiava della tecnologia ma usarla solo a fini etici ( come promuovere questo blog)

35- preservare la bambina interiore che è in me anche a 31 anni

36- credere ancora a certe favole

37- un seno proporzionato al resto del corpo

38- scrivere in modo sintetico

39- avere assecondato la mia vocazione artistica

40- essere grata alla gratitudine

41- esercitare sempre la curiosità

42- avere lavorato sempre a prescindere dalla crisi

43- essere uscita con tutti i ragazzi che mi piacevano (ok a eccezione di X)

44- aver trasformato un Narciso in un Uomo capace di Amare

45- aver ricevuto una proposta di convivenza e poi di matrimonio

46- aver trovato lavoro dopo nemmeno 20 giorni dalla laurea

47- avere elaborato un progetto che mi ha permesso di andare in America a presentarlo

48- entrare ancora in una gonna che indossavo a 17 anni

49- avere ancora la patente integra

50- dimostrare ancora 25 anni

51- avere recitato al Teatro Storchi di Modena

52- Stefano Cenci e Dimensioni Parallele Teatro ( anche se l’associazione è chiusa rimane vivo il ricordo delle serate al Mulino)

53- la magia del teatro

54- avere concettualizzato, scritto e terminato due tesi

55- essermi inventata due discipline ( la proprietà intellettuale in Italia non esiste quindi non argomento di più)

56- essere stata amata autenticamente da un uomo, anche se per poco tempo

57- un apparato genitale sano

58- le amiche che ci sono sempre quando sto da porco

59- gli amici che ci sono sempre quando sto da porco

60- alimentare ancora i miei sogni

Ammetto che su 60 motivazioni alcune possono risultare un pò bizzarre ( come la n. 30 o la 48) però l’esercizio consiste anche nel sospendere il giudizio e lasciare libera la mente di vagare, riaprire cassetti della memoria che per troppo tempo abbiamo tenuto chiusi e sentirsi semplicemente liberi di esprimere ciò che si sente, nel qui ed ora.

Inoltre, l’esercizio può risultare molto utile per riattivare la creatività e il pensiero divergente.

Buona ricerca di gratificazioni!! Se ti piace l’articolo, condividi e spamma la filosofia di educazione permanente!

 

 

Il potere delle affermazioni positive

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Si dice che “la vita ha le sue stagioni”… bene, ultimamente sto sperimentando la “stagione della riprogettazione” …. dell’ascolto attivo di Sè stessi per portare alla luce cosa si desidera davvero nella propria vita… quali persone vogliamo avere al nostro fianco in questo nostro peregrinare, e chi abbiamo deciso di lasciare andare, per il nostro bene.

In questo percorso di conoscenza e pacificazione interiore, può essere utile ricorrere alla strategia delle AFFERMAZIONI POSITIVE, che secondo Louise Hay, formatrice e autrice statunitense, hanno il potere di aiutarci a riprogrammare il nostro inconscio per poter tornare a vivere nell’amore e nella gioia di Sè.

In questi giorni di “riprogettazione esistenziale”, sto praticando assiduamente il potere delle AFFERMAZIONI, affermazioni positive relative in particolare alle tematiche del cambiamento, della necessità di vivere il presente con una fiducia rinnovata.

Ecco alcune delle affermazioni positive che mi stanno aiutando in questo percorso di rinascita interiore:

1- I CAMBIAMENTI POSSONO INIZIARE ORA. IO SONO DISPOSTO A CAMBIARE

2- SCELGO DI VIVERE NEL GIOIOSO PRESENTE

3- NON HO NULLA DA TEMERE OVUNQUE IO SIA DIRETTO

4- GUARDO CON ENTUSIAMO AL FUTURO

5- GUARDO DENTRO DI ME ALLA RICERCA DEI MIEI TESORI

6- IL MIO CUORE RICARICA LA MIA ANIMA E DONA ENERGIA AL MIO CORPO

7- SONO SODDISFATTO DI CIO’ CHE HO CREATO NELLA MIA VITA

8- DOMANI E’ UN NUOVO INIZIO

9- MI AMO E MI ACCETTO A PRESCINDERE DA TUTTO

10- SCELGO DI VIVERE NELLA GRAZIA E NELLA GIOIA

Mi auguro che questo articolo possa essere di aiuto a chi come me sta vivendo un periodo di cambiamento, consapevole che è nella stessa CRISI che si manifesta la RINASCITA.

Crisi come opportunità di cambiamento, come suggerisce l’etimologia del termine:

“L’etimologia di crisi deriva senza dubbio dal verbo greco krino = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell’uso comune ha assunto un’accezione negativa in quanto vuole significare un peggioramento di una situazione. Se invece riflettiamo sull’etimologia della parola crisi, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva, in quanto un momento di crisi cioè di riflessione, di valutazione, di discernimento, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorire prossimo

(FONTE: http://www.etimoitaliano.it/2011/03/etimologia-della-parola-crisi.html)

 

 

 

Cosa significa imparare ad imparare

Con un pò di ritardo, ecco il link al mio ultimo articolo pubblicato sul web magazine http://www.in-formazione.net

Il post verte sulla necessità di riscoprirci “discenti adulti”, promuovendo l‘arte di imparare ad imparare in qualsiasi stagione della vita.

Una ricerca canadese in particolare, condotta nello stato di Alberta, ha classificato tutte quelle abilità che compongono la competenza dell’imparare ad imparare, ritenuta un elemento chiave nell’educazione degli adulti.

Le abilità descritte sono reperibili al link:

http://www.in-formazione.net/cosa-significa-imparare-ad-imparare/

Se ti piace l’articolo di che ti piace e condividilo sui social!!!

Grazie ; )

Qual è la tua storia?

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Non so se capita anche a voi, comunque a volte ripenso a cosa combinavo anni fa e ora che ne ho 30+1  mi sembra che ridendo e scherzando di esperienze ne ho accumulate negli anni. Magari non ho seguito pedissequamente gli standard dei miei coetanei, cioè trovare un ragazzo, fidanzarsi, convivere o sposarsi, mettere al mondo dei figli etc… però ho vissuto altrettante esperienze di vita che hanno scandito il mio percorso fino a qui e hanno contribuito a farmi diventare in bene e in male, quella che sono Oggi.

Il coaching in particolare ci insegna un metodo per poter riflettere consapevolemente sulla propria Vita, valorizzando quelli che sono stati i nostri successi nel corso degli anni, qualora ce ne fossimo dimenticati, aiutandoci così a mettere a fuoco la nostra condizione attuale alla luce delle scelte che abbiamo effettuato in passato.

Questo metodo consiste nel ritagliarci del tempo per noi stessi per poter scrivere la nostra storia. Possiamo cominciare da quando siamo nati, passando per i nostri studi, il lavoro, le relazioni significative, cosa ci ha portato fino a qui, nel giorno stesso in cui scriviamo. L’aspetto interessante di scrivere e tenere un resoconto autobiografico è scoprire e portare in luce che cosa decidiamo di raccontare, quali tipologie di esperienze, in che modo le argomentiamo, quali emozioni facciamo riaffiorare ( rammarico? tristezza? gioia? gratitudine?).

E’ importante ricordare che ognuno di noi utilizza quotidianamente dei filtri percettivi nel processare quella che chiamiamo “realtà”, e che quindi tutto ciò di cui facciamo esperienza, che nutre la nostra vita emotiva o sulla quale riflettiamo più o meno consapevolmente, non sono altro che “porzioni di realtà” che abbiamo selezionato sulla base delle nostre personali convinzioni, credenze, e valori di base. In una parola, sulla base delle nostre mappe. Quindi qual è la tua storia? Se dovessi raccontarla oggi, cosa ti affiora e cosa no?

Tempo fa mi è stato chiesto di scrivere una presentazione di me stessa, del mio percorso, di raccontare la mia storia. L’ho impaginata in terza persona e scrivendo mi sono accorta che l’utilizzo della terza persona ci permette di creare quella distanza necessaria per poter “recuperare” la nostra storia cronologica ed emotiva, adottando l’ottica del c.d “osservatore”, come se stessimo quindi guardando il film della nostra Vita.

Ho pensato di riproporre la mia storia, quantomeno per ricordarmi a 40+1 cosa ho fatto fino ai 30 ; )

Laura Pagano nasce a Modena il 09-06-1985. Nel luglio 2004 si diploma presso il liceo scientifico “M.Fanti” di Carpi, all’ indirizzo socio-psico-pedagogico. Nello stesso anno decide di continuare il suo percorso di studi umanistici iscrivendosi ad un corso di laurea triennale in Servizio Sociale, presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna.

Il corso di laurea è finalizzato ad abilitare alla professione la figura dell’Assistente Sociale (AS): un “tecnico dell’assistenza” che svolge la propria attività all’interno di un sistema organizzato in favore di individui, gruppi e famiglie, per prevenire e risolvere situazioni di disagio e bisogno.

Nel febbraio 2008 Laura termina il suo percorso di studi e supera l’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione ( ad oggi è regolarmente iscritta all’Albo degli AS dell’Emilia – Romagna – sezione B). Nel 2009 intraprende finalmente la sua “carriera” come AS, percorso che abbandonerà dopo una breve parentesi, nel momento in cui comincia a maturare una nuova consapevolezza circa la natura del suo MANDATO PROFESSIONALE in relazione a quella che è la sua AUTENTICA NATURA.

Laura decide così di aprirsi a nuove prospettive di senso, dedicandosi ad una delle sue grandi passioni: il teatro creativo e di improvvisazione. Reduce da un brillante percorso come allieva al laboratorio stabile di Teatro Creativo di Soliera (MO) promosso dal regista e attore Stefano Cenci, nel 2010 decide di proporsi come attrice comica partecipando ai concorsi locali per cabarettisti emergenti.

E’ in quell’anno che incontra Michael Capozzi, attore di cabaret, con il quale intesse un rapporto di amicizia che verrà consolidato negli anni successivi. Sarà Michael a far incontrare Laura e Romana Monduzzi, formatrice per le risorse umane: l’incontro proficuo tra le due donne segna uno spartiacque nella vita di Laura che da allora comincia ad appassionarsi al mondo della formazione e dello sviluppo personale in generale, trovando finalmente una corrispondenza fra la sua natura e il ruolo di formatrice.

Nel 2011 decide di formalizzare il suo interesse per la formazione, iscrivendosi al corso di laurea magistrale in Scienze dell’Educazione Permanente e della Formazione Continua presso la facoltà di Scienze della Formazione di Bologna.

L’esigenza di ri-comporre la frammentarietà che porta con sé il precariato attuale, spinge Laura a scrivere un libro sulla sua personale esperienza. In marzo 2013 pubblica così il Manuale del Giovane Precario. Esperienze personali e consigli utili, edito da Fefè Editore (Roma).

In marzo 2015 si laurea quindi come Formatrice per l’Educazione permanente ( per la promozione della crescita e dello sviluppo personale sociale e culturale) e per la Formazione continua (rivolta specificatamente alla riqualificazione professionale e all’attività di aggiornamento del lavoratore).

Dal 2013 collabora come autrice per i magazine on-line:  www.ecletticamente.com e http://www.in-formazione.net. E’ autrice del blog:  https://educazionepermanente.wordpress.com..

L’obiettivo di Laura è quello di trasmettere ai suoi clienti, acquisiti e potenziali, ciò che ha imparato nel suo percorso di formazione ( il binomio creatività e disciplina) nel rispetto dei suoi valori più importanti: coraggio, umiltà e passione.

 

 

 

 

4 strumenti per rendere visibili i nostri Obiettivi

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Ho sempre pensato ai nostri obiettivi, e in generale a tutto ciò che vogliamo conseguire nella nostra Vita, come a “sogni a tempo determinato” cioè obiettivi da porsi con una scadenza precisa sulla quale fare affidamento. Ad esempio laurearmi entro una tale data e sessione, prendere la patente prima che mi scada il foglio rosa, trovare un lavoro entro la tale data per poter … non so ditemelo voi, i sogni dopotutto sono importanti perchè ci sostengono e trasmettono speranza nei momenti di sconforto o di stallo.

Nel Manuale del Giovane Precario ho indicato 4 strumenti per rendere visibili i nostri obiettivi, dal più semplice al più elaborato, nel senso che l’ultimo ci richiede piu tempo da dedicare rispetto al primo. Vediamoli uno alla volta:

  • Calendario: il calendario, oltre ad essere uno strumento indispensabile per orientarci nei giorni della settimana, ci permette di pianificare i nostri impegni e obiettivi settimanali, mensili e annuali. Personalmente fino a qualche anno fa mi affidavo al calendario in cucina. Che come tale era pasticciato da tutti i componenti della famiglia. Perciò vi consiglio di procurarvene uno tutto per voi. Molte persone si segnano gli impegni sul promemoria del telefonino. Ma un telefonino è come un computer, una mattina può decidere di non accendersi più, rischiando così di perdere tutti i dati che avevate memorizzato. Il vecchio calendario invece non ci tradisce. Se riuscite, appendetelo in camera vostra, dove sia ben visibile, in modo da poterlo consultare ogni giorno. Così facendo non avrete nemmeno più la scusa di dimenticarvi del compleanno del vostro/a partner…

 

  • Agenda: può essere che lo spazio del calendario non sia sufficientemente esteso per annotare tutto ciò che vi preme ricordare. In questo caso vi consiglio di acquistare un’agenda 12 mesi, possibilmente stampata in modo tale che abbia un giorno solo per pagina. Come  mi  ha ricordato Romana, amica e collega formatrice, “l’agenda è la nostra vita”. Sta solo a noi decidere di usarla in modo produttivo! Jack Canfield consiglia in proposito di annotarci anche le nostre “sensazioni mattutine”, in quanto “se analizzeremo costantemente i nostri sentimenti, saremo in sintonia con gli eventi di tutti i giorni diventando più consapevoli di quanto avviene nella nostra vita”.

 

  • Dichiarazione dei 10 obiettivi principali: Qualora pensiate che tenere un’agenda non faccia al caso vostro, poiché credete di essere troppo distratti per non perderla nel giro di pochi giorni, potreste stampare su un foglio quelli che avete stabilito essere i 10 obiettivi più importanti da conseguire nell’arco di un anno. A fianco di ogni obiettivo scrivete anche la relativa scadenza mensile… così sarete stimolati ad impegnarvi quotidianamente in vista di quello che è il vostro obiettivo da raggiungere! Come per il calendario, assicuratevi di attaccarlo in un luogo dove possa essere ben visibile, e che non venga rimosso da nessuno. Ripetete a voce alta i vostri obiettivi ogni giorno, ciò vi aiuterà sedimentarli  più facilmente nel vostro inconscio e vederli realizzati entro la data di scandenza stabilita!

 

  • Album di obiettivi per immagini:  come descritto nell’articolo Sei un Visivo? pubblicato sulla rivista in-formazione.net, la maggior parte delle persone tende ad utilizzare la modalità visiva per processare la realtà. Quindi, posto che i Visivi creano la loro realtà per immagini, può essere utile compilare “l’album di obiettivi per immagini” proposto da Canfiled. Per aiutarvi nella visualizzazione del vostro obiettivo, l’autore consiglia di ricorrere a stampe, fotografie, figurine, pagine di riviste, da ritagliare e incollare su quello che diventerà il vostro album di obiettivi personalizzato. Ad esempio, se vi sieti poste l’obiettivo di sposarvi entro il 31/07/2018, potreste scrivere sulla pagina dell’album: il nome dell’obiettivo che vi siete prefissate (il matrimonio), la strategia necessaria per conseguirlo ( cioè i passi necessari da fare: fermare la chiesa, il ristorante, ad esempio) e la relativa scadenza. A fianco applicherete una foto inerente il giorno delle Nozze, in particolare ciò che per voi rappresenta il giorno delle nozze: la Chiesa dove celebrerete la funzione? Il Comune di residenza? La torta nuziale? O il ristorante dove potrete condividere la vostra gioia con gli amici più cari???

 

Mi piace pensare che tutto ciò che vorremmo conseguire in questa Vita terrena, prima o poi si possa realizzare facendo affidamento anche su questi piccoli accorgimenti .

In bocca al lupo per la vostra “creazione consapevole” ; )

 

 

Alle radici dell’empatia

 

Risultati immagini per attrice che piange in un film

Di poche cose sono certa nella vita, ma una di queste è legata alla nostra Umanità che può arrivare a manifestarsi e tradursi in un pianto davanti ad un film.

Ci immedesimiamo talmente tanto a tal punto che ci dimentichiamo che è  “solo un film” e giù lacrime e fazzolettini di carta e abbracciatone del fidanzato/a. A me personalmente è successo di sostenere un mio ex moroso al cinema, in pena per il Mostro di Lochness ( il film era The Water Horse – La leggenda degli abissi, 2007).

Ma qual è il segreto di questa magia? Di questo entrare in risonanza emotiva anche nei confronti di qualcosa di platealmente finto come un film?  Ok, magari si tratta di una storia vera al cinema, ma comunque mediata da attori che interpretano la parte.

Avendo scritto la tesi di laurea triennale sul ruolo svolto dall’empatia nel lavoro dell’Assistente Sociale, ho scoperto che in qualità di Esseri Umani siamo intrinsecamente relazionali. Diciamo che l’attitudine alla relazione è inscritta nel nostro stesso cervello grazie all’azione svolta dai c.d “neuroni specchio”.

Nel 1991, un gruppo di neuroscienziati dell’Università di Parma diretto dal dott. G. Rizzolatti , ha scoperto e descritto i  “neuroni specchio”, un set di neuroni che consentono al nostro cervello di correlare i movimenti osservati nel nostro interlocutore ai nostri, riconoscendone quindi il significato.

I neuroni specchio permettono quindi la comprensione delle intenzioni altrui, in quanto direttamente condivise a livello neurale, attraverso quella che Rizzolatti definisce nei termini di una “risonanza non mediata”.

Nel processo di risonanza o “simulazione incarnata” avviene quindi una riproduzione automatica, non consapevole e pre-riflessiva, degli stati mentali dell’altro.

Ad esempio, se assistiamo al pianto di un’attrice in un film, nel nostro cervello si generano delle rappresentazioni interne degli stati corporei associati al pianto, “come se”  stessimo piangendo anche noi, o provando una simile emozione o sensazione di tristezza.

Si può quindi affermare che i neuroni specchio dimostrano le radici neurofisiologiche dell’empatia.

Nella vita di tutti i giorni, anche se magari non desideriamo metterci volontariamente e consapevolmente nei panni di una persona in lacrime, per motivi riconducibili  a disinteresse, o altro,  i neuroni specchio si attivano in automatico, grazie al meccanismo della risonanza non mediata. Quindi anche se questa persona non dovesse godere della nostra massima stima, a livello cerebrale e inconsapevole ne riprodurremmo comunque lo stato interno ad esso associato.