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TRE COSE CHE PUOI FARE GRATIS SE SEI DISOCCUPATO

 

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Photo by Il punto quotidiano

Se in questo momento stai cercando lavoro, sei a casa in cerca di un’occupazione o ti stai dedicando semplicemente un periodo sabbatico, puoi fare tre cose per migliorarti, incrementare la tua autostima e aggiornare le tue competenze:

1- Investi sulla tua crescita personale: non mi stancherò mai di ripeterlo, ma il miglior investimento che possiamo fare nella nostra vita è sempre e solo su noi stessi. Se sei disoccupato puoi approfittare del tempo che hai a tua disposizione per fare il cosiddetto “punto zero”, capire dove sei arrivato e cosa hai imparato dalla tua esperienza.

Se i lavori che hai svolto precedentemente non ti hanno mai appassionato veramente, chiediti cosa ti anima per davvero. Qual è la tua passione più grande? E’ fattibile convertire questa tua passione in una lavoro? Sii creativo, prendi carta e penna e scrivi tutto quello che potresti fare in questo periodo di “disoccupazione creativa”.

Crea una lista di attività poi numerale in ordine di importanza. La prima attività diventerà la tua priorità ( e scusa il giro di parole!) a cui dedicare ogni giorno almeno un’ ora del tuo tempo. Qualche esempio di attività? Guardare video tutorial per imparare come registrare e montare un video da caricare su Youtube; scaricare un libro gratuito in versione pdf per apprendere le migliori tecniche di vendita da applicare nel tuo settore; prendere appunti dai guru del tuo settore per diventare sempre più esperto nella tua attività etc…

2Impara una lingua straniera: viviamo in una società globalizzata, dove l’abilità di padroneggiare una lingua diversa da quella madre è diventata una skill fondamentale anche ai fini di un’eventuale assunzione. Mi potresti obiettare che i corsi di lingua costano e non hai abbastanza soldi per investire sull’apprendimento di una lingua straniera. Fortunatamente ancora una volta il web può venirci in aiuto e sempre in modo completamente gratuito.

La prima cosa che puoi fare è cercare un sito dedicato alla grammatica della lingua che vuoi imparare oppure scaricare un’app gratuita dal tuo telefonino. La grammatica è la base, grazie ad essa puoi cominciare a comporre semplici frasi che potrai arricchire con nuovi vocaboli, e rendendole così più complesse ( se vuoi partire dall’inglese ti consiglio www.englishgratis.com ).

Poi devi cominciare a “farti l’orecchio”, prendere confidenza con la nuova lingua, lo spelling, le inflessioni e gli accenti. Per questo puoi ascoltare video youtube nella lingua che vuoi studiare (sempre per l’inglese ti consiglio il canale “MMMenglish” o “DeepEnglish” ) e ovviamente ricorrere alle sempreverdi fiction, serie televisive e film in lingua originale. Io personalmente cerco di sfruttare i momenti morti per incentivare l’apprendimento, tipo quando cammino sul tappeto in palestra o lavo i piatti.

Terzo consiglio: comincia ad esercitarti parlando nella lingua che stai studiando, esercitandoti in piccole frasi e/o esempi di conversazioni. Se riesci iscriviti ad un gruppo fb o a forum in cui tu possa conversare concretamente con qualcuno, magari tramite Skype.

3- Fai volontariato: Avendo del tempo a tua disposizione, potresti investirlo per dedicarti a qualche attività di volontariato nell’ambito in cui ti senti più affine. Potrebbe essere collaborare con le associazioni del tuo territorio che si impegnano per la tutela e il rispetto delle aree verdi, oppure quelle umanitarie per l’aiuto e il sostentamento delle popolazioni più povere nel mondo. In questo caso ti consiglio di collegarti al sito web del tuo Comune e cercare la pagina dedicata alle “attività di volontariato e/o del tempo libero”. Lì troverai una lista aggiornata delle associazioni operanti nel tuo Comune e potrai cominciare a prendere contatti con i referenti.

Se hai tra i 18 e i 30 anni potresti optare anche per un’esperienza di volontariato all’estero, inviando la tua candidatura per il Servizio Volontario Europeo (SVE: https://serviziovolontarioeuropeo.it o per il Servizio Civile, in Italia o all’estero. (sito: https://www.serviziocivile.gov.it ) .

Se hai altre proposte gratuite su come poter investire al meglio il tuo tempo da disoccupato, scrivimele nei commenti e condividi l’articolo se ritieni che possa essere utile anche ad altre persone : )

Buona Vita,

Laura

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Quando è nato il mito della Donna Zerbino?

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Il mito della Donna Zerbino non ha età. E’ sempre esistito e sempre esisterà purtroppo, con la complicità dell’industria culturale sempre attenta ad enfatizzare la tendenza alla sudditanza/compiacenza della donna in risposta ai bisogni dell’uomo ( mi risulta che nel 2017 per vendere un gelato occorre mostrare ancora una donna che geme di piacere… )

Ma quando è stato sdoganato questo mito a livello mediatico???

Quando la Donna Zerbino è entrata UFFICIALMENTE nelle case di tutti gli italiani???

La risposta è nel lontano 1973, anno in cui  le radio hanno incominciato a trasmettere “Minuetto” ,  canzone che ha reso celebre Mia Martini per la sua interpretazione.

Il brano porta la firma di un uomo, Franco Califano, che in un’intervista racconta:

« …Il nostro incontro risale al ’73. Avevo appena finito di comporre “Minuetto” e sentii subito che si trattava di un pezzo del quale Mia Martini avrebbe colto perfettamente tutte le sfumature, la sua storia di amore disperato. Glielo affidai e Mia vinse il Festival d’Europa e il Festivalbar. In qualche modo ‘Minuetto’ segnò il suo grande successo, la nascita di un’interprete impareggiabile, che osservava il mondo e gli uomini con una straordinaria sensibilità. Non ci legava una frequentazione assidua, anzi sono poche le occasioni nelle quali io e Mia ci siamo ritrovati vicini a parlare di musica, di quella musica che per lei era in qualche modo uno strumento di liberazione, un modo per dimenticare… »

Ovviamente la Martini era e rimane un’interprete eccezionale … ma ad una lettura attenta, il testo può essere considerato veramente il manifesto della “Donna Zerbino“.

Una donna totalmente dipendente dal suo partner ( dal testo emerge più un partner sessuale, che non un partner emotivamente vicino alla sua donna e ai suoi bisogni affettivi), e  in balia dei sui impulsi ormonali ( “vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai”…). Una donna emotivamente fragile e vulnerabile ( “ti vedo e tanta forza non ce l’ho”), ma sessualmente attiva… che da una notte di passione spera di ricevere in cambio un pò d’amore ( “continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore”)

Vale la pena rileggersi il testo completo:

E’ un’incognita ogni sera mia…
Un’attesa, pari a un’agonia. Troppe volte vorrei dirti: no!
E poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho!
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei…

E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà per una notte…
… E cresce sempre più la solitudine,
nei grandi vuoti che mi lasci tu!

Rinnegare una passione no,
ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così
tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore…

So – no sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà, per una notte… sono tua…
… la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua…

E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!
Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,
il resto di una gioventù che ormai non ho più…
E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,
ora ammetto che la colpa forse è solo mia,
avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato.

Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l’amore vero che sorriso ha…
Pensieri vanno e vengono, la vita è così…

Personalmente ho canticchiato questa canzone per anni… prestando scarsa attenzione alla carica emotiva trasmessa da certe parole… Fino a quando non ho cominciato a studiare l’impatto che le parole provocano su di noi, non solo a livello emotivo appunto, contribuendo ad innalzare e/o abbassare il nostro stato vitale, ma anche a livello cerebrale ( una ricerca russa ha evidenziato che le parole e le frequenze possono influenzare e riprogrammare il DNA. Per approfondire: https://www.disinformazione.it/parolaedna.htm )

E’ importante maturare la consapevolezza che un certo tipo di linguaggio, certe parole, ascoltate più volte, ripetute e immagazzinate nella memoria, trovano terreno fertile anche per sedimentarsi nel nostro inconscio e guidarci, più o meno consapevolmente, nella costruzione del nostro immaginario collettivo legato alla “promozione” di certi concetti. Come il concetto di “amore = dipendenza” veicolato da questa canzone.

Una persona una volta mi ha detto: “Non è amore se fa soffrire”. Peccato che l’industria dell’intrattenimento ci voglia convincere brutalmente del contrario.

Saggezza di William Blake

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Sistemando casa ho trovato una vecchia agenda e appunti di vario tipo, tra cui degli aforismi di William Blake, (1757 – 1827) il noto poeta inglese autore di celebri poemi come “The Tiger” .

Dato che voglio imparare a disfarmi di cose vecchie e inutili, come l’agenda in questione, colgo l’occasione per trascrivere un paio di aforismi e far rivivere anche la magia di William Blake:

“SE LE PORTE DELLA PERCEZIONE FOSSERO PURIFICATE, TUTTO APPARIREBBE AGLI UOMINI COME REALMENTE E’: INFINITO”

“L’IMMAGINAZIONE NON E’ UNO STATO MENTALE: E’ L’ESISTENZA UMANA STESSA”

Non ci resta che riflettere su queste parole… e farcele entrare dentro.

(Poi farò sparire anche l’agenda)

 

 

Shakespeare insegna

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William Shakespeare non è stato solo un grande drammaturgo e poeta, ma a mio avviso anche un grande coach. Questo uno dei suoi motti:

” There is nothing good or bad, but thinking makes it so”.

“Non c’è nulla di buono o di cattivo, ma è il pensiero che rende tale qualcosa”

Che dire… Shakespeare docet.

 

Donne mie

 

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Oggi una mia cliente mi ha consigliato di leggere una poesia di Dacia Maraini… “Donne mie”… non la conoscevo così me la sono andata a cercare e ho deciso di postarla qui sul blog…

Donne mie

Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.

A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi?

A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?

Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta.

Preferirei morire piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.
Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno.

Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un’ amore senza scelte, istintivo e brutale.

Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paura.

 

 

Chi è l’artista?

 

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Dato che sto vivendo un periodo di fervente attività artistica ( qualcuno direbbe che la sofferenza e il dolore vanno sublimati in qualche modo), ogni 3X2 leggo libri, testimonianze, articoli di artisti, emergenti e non.

Stasera ho voglia di postare un pensiero di Andy Warhol, tratto dalla Filosofia di Andy Warhol, sulla natura e la vocazione dell’artista:

Un artista è uno che produce cose di cui la gente non ha alcun bisogno ma che lui – per qualche ragione – pensa sia una buona idea dargli.

La vocazione forse consiste in questo: sentirsi chiamati a offrire il proprio sistema di credenze come qualcosa di valido non soltanto per sè, ma anche per altri, e questo atteggiamento appare più rafforzato che indebolito dal venir meno di credenze di carattere religioso e dal predominio del sapere scientifico, tanto avaro di risposte sul piano esistenziale e spirituale“.

Andy Warhol docet.

Cosa significa imparare ad imparare

Con un pò di ritardo, ecco il link al mio ultimo articolo pubblicato sul web magazine http://www.in-formazione.net

Il post verte sulla necessità di riscoprirci “discenti adulti”, promuovendo l‘arte di imparare ad imparare in qualsiasi stagione della vita.

Una ricerca canadese in particolare, condotta nello stato di Alberta, ha classificato tutte quelle abilità che compongono la competenza dell’imparare ad imparare, ritenuta un elemento chiave nell’educazione degli adulti.

Le abilità descritte sono reperibili al link:

http://www.in-formazione.net/cosa-significa-imparare-ad-imparare/

Se ti piace l’articolo di che ti piace e condividilo sui social!!!

Grazie ; )

Svegliatevi Trentenni

 

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Navigando sul web mi sono imbattuta in una testimonianza coraggiosa, uno scritto che a distanza di anni trasuda ancora ardore e passione… grazie alla mente e alla penna di una grande scrittrice e giornalista quale fu Oriana Fallaci.

Ecco il testo completo di “Svegliatevi Trentenni” , contenuto nel libro Quando il sole muore (1965):

Io mi diverto ad avere trent’anni, io me li bevo come un liquore i trent’anni: non li appassisco in una precoce vecchiaia ciclostilata su carta carbone. Ascoltami, Cernam, White, Bean, Armstrong, Gordon, Chaffee: sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni!

Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.

Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna: e allora com’è che in voi non è così? Com’è che sembrate i miei padri schiacciati di paure, di tedio, di calvizie? Ma cosa v’hanno fatto, cosa vi siete fatti? A quale prezzo pagate la Luna?

La Luna costa cara, lo so. Costa cara a ciascuno di noi: ma nessun prezzo vale quel campo di grano, nessun prezzo vale quella cima di monte. Se lo valesse, sarebbe inutile andar sulla Luna: tanto varrebbe restarcene qui. Svegliatevi dunque, smettetela d’essere così razionali, ubbidienti, rugosi! Smettetela di perder capelli, di intristire nella vostra uguaglianza! Stracciatela la carta carbone ridete, piangete, sbagliate. Prendetelo a pugni quel Burocrate che guarda il cronometro. Ve lo dico con umiltà, con affetto, perché vi stimo, perché vi vedo migliori di me e vorrei che foste molto migliori di me. Molto: non così poco. O è ormai troppo tardi?

Grazie Oriana. RIP

La fabbrica della Cultura

 

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Anche se potrei annotarmi frasi, aforismi, titoli di libri , film da vedere, autori etc.. sul memo del cellulare, da anni ho l’abitudine di conservare in borsa un’agendina sulla quale trascrivo tutto ciò che mi colpisce e che la sola memoria purtoppo non mi permette di archiviare… qualche anno fa in particolare, avevo trascritto una riflessione di Jerome Bruner, psicologo statunitense, relativa alla nostra Idea di Cultura:

” Cultura è lo stile di vita e di pensiero che costruiamo, negoziamo, istituzionalizziamo e infine (quando tutto è sistemato) troviamo rassicurante chiamare “realtà”

 

 

Elogio della Solitudine

 

Ho sempre pensato alla solitudine come a uno spettro dentro di noi, una minaccia da cui liberarsi, fino a quando non ho fatto esperienza di un nuovo tipo di solitudine, una “solitudine creativa”, nella quale possiamo dare spazio a ciò che siamo, valorizzando i nostri talenti e ciò che amiamo fare soli con noi stessi… ribaltando così quel concetto di solitudine amara e desolante .

Secondo Fabrizio De André, autore del brano “Elogio della Solitudine”  , la solitudine ci permette di “avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’Universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle”…

Ecco il testo completo di Elogio della Solitudine :

C’è un UOMO che non disdegna la Solitudine, non la teme, non la disprezza, non la considera una sventura, anzi spesso la ricerca per farsi compagnia.

In sua compagnia quell’UOMO può guardare dentro se stesso pur sapendo che scorgerà sempre e solo un tenue raggio di luce, mai il chiarore completo del giorno.

Dentro l’apparente abisso della Solitudine quell’UOMO ama sprofondare. Dentro quell’abisso infatti egli raggiunge la sommità del cielo ed ammira l’infinito tutt’intorno.

L’UOMO che frequenta la Solitudine, sa quanto importanti sono i suoi simili per lui e quanto smisuratamente ne ha bisogno.

L’UOMO la cui mano è stretta a quella della Solitudine ha imparato che molto più numerose sono le mani di quelli che cercano le sue.

L’UOMO che trova riparo all’ombra della Solitudine, sa quanto grande è lo smarrimento di chi, dentro a pareti di cemento armato, cerca rifugio senza mai trovarlo.

L’UOMO che siede stanco ai piedi della Solitudine, sa quanto affaticati e gonfi siano i piedi di coloro che senza mai fermarsi, corrono tutta la vita senza una meta.

L’UOMO che sa gustare il cibo invisibile che la Solitudine gli porge, sa quanto grande è la fame di coloro che pensano soltanto a riempire il carrello della spesa e i ripiani del frigo.

L’UOMO che si disseta dell’acqua che la Solitudine gli versa nel cavo delle mani, sa quanto inestinguibile è la sete di coloro che scambiano uno zampillo di sorgente, per un vuoto a perdere pieno di bollicine o alcol.

L’UOMO che ama ed è ricambiato dalla Solitudine, custodisce per se ogni cosa del passato, afferra con le braccia il presente e guarda lontano al domani.

Quell’UOMO è geloso della sua Solitudine, non la scambia perciò con quella di nessuno altro. E la difende a denti stretti e con le mani ferite, la sua Solitudine quando gli altri gliela vogliono rubare.

Quell’UOMO in compagnia della sua Solitudine non si sente mai solo, mai perde il coraggio e la forza.

Di quell’UOMO e della sua Solitudine nessuno potrà mai temere alcunchè.