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Il primato della biologia

Edgar Morin descrive così il suo incontro con la Biologia:

Mi ero interessato da sempre alla biologia, non solo per la mia onnivora curiosità né perché avevo voluto sapere cosa fosse la morte da un punto di vista biologico, ma anche perché l’esser privo di condizionamenti universitari mi aveva sempre indotto a pensare semplicemente che l’uomo era anche un essere biologico, e che tutto quel che concerneva la biologia concerneva anche l’uomo. Al tempo stesso, senza ancora sapere che i nuclei, le molecole di cui siamo costituiti venivano dal cosmo, avvertivo che l’uomo era un essere cosmico e mi chiedevo se quel che c’è di più enigmatico nel mondo non fosse analogo a quello che c’è di più enigmatico nell’uomo. (…) Mi ero reso conto (…) che il problema chiave della vita consisteva nell’originalità dell’organizzazione vivente, a fronte delle organizzazioni di tipo unicamente fisico-chimico. (…) Cominciando allora a concepire la possibilità di una teoria dell’organizzazione che muovesse dall’integrazione, dalla riformulazione, e dal superamento delle “tre teorie” (n.d.a: cibernetica, teoria dei sistemi, teoria dell’informazione), finii per convincermi che il significato vero della rivoluzione biologica fosse proprio relativo all’organizzazione. (…) Fu, successivamente, con la lettura di von Neumann che capì come l’organizzazione vivente aveva la proprietà di conservarsi e svilupparsi non a dispetto del disordine, ma grazie a una forma di disordine, utilizzando le degradazioni molecolari o cellulari per autorigenerarsi. (…) Conobbi (…) il principio dell’order from noise: un certo tipo di disordine, a determinate condizioni, poteva generare una forma di organizzazione. (…) Con queste idee essenziali potevo tentare di comprendere e pensare la vita come auto-eco-organizzazione; base dalla quale potevo risalire ad una bio-antropologia che avrebbe rinnovato la mia antropologia generale, per poi ridiscendere verso il mondo della physis”.

da I miei demoni, Meltemi Editore, Roma, 1999, pp. 39-41