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Quando è nato il mito della Donna Zerbino?

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Il mito della Donna Zerbino non ha età. E’ sempre esistito e sempre esisterà purtroppo, con la complicità dell’industria culturale sempre attenta ad enfatizzare la tendenza alla sudditanza/compiacenza della donna in risposta ai bisogni dell’uomo ( mi risulta che nel 2017 per vendere un gelato occorre mostrare ancora una donna che geme di piacere… )

Ma quando è stato sdoganato questo mito a livello mediatico???

Quando la Donna Zerbino è entrata UFFICIALMENTE nelle case di tutti gli italiani???

La risposta è nel lontano 1973, anno in cui  le radio hanno incominciato a trasmettere “Minuetto” ,  canzone che ha reso celebre Mia Martini per la sua interpretazione.

Il brano porta la firma di un uomo, Franco Califano, che in un’intervista racconta:

« …Il nostro incontro risale al ’73. Avevo appena finito di comporre “Minuetto” e sentii subito che si trattava di un pezzo del quale Mia Martini avrebbe colto perfettamente tutte le sfumature, la sua storia di amore disperato. Glielo affidai e Mia vinse il Festival d’Europa e il Festivalbar. In qualche modo ‘Minuetto’ segnò il suo grande successo, la nascita di un’interprete impareggiabile, che osservava il mondo e gli uomini con una straordinaria sensibilità. Non ci legava una frequentazione assidua, anzi sono poche le occasioni nelle quali io e Mia ci siamo ritrovati vicini a parlare di musica, di quella musica che per lei era in qualche modo uno strumento di liberazione, un modo per dimenticare… »

Ovviamente la Martini era e rimane un’interprete eccezionale … ma ad una lettura attenta, il testo può essere considerato veramente il manifesto della “Donna Zerbino“.

Una donna totalmente dipendente dal suo partner ( dal testo emerge più un partner sessuale, che non un partner emotivamente vicino alla sua donna e ai suoi bisogni affettivi), e  in balia dei sui impulsi ormonali ( “vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai”…). Una donna emotivamente fragile e vulnerabile ( “ti vedo e tanta forza non ce l’ho”), ma sessualmente attiva… che da una notte di passione spera di ricevere in cambio un pò d’amore ( “continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore”)

Vale la pena rileggersi il testo completo:

E’ un’incognita ogni sera mia…
Un’attesa, pari a un’agonia. Troppe volte vorrei dirti: no!
E poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho!
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei…

E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà per una notte…
… E cresce sempre più la solitudine,
nei grandi vuoti che mi lasci tu!

Rinnegare una passione no,
ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così
tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore…

So – no sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà, per una notte… sono tua…
… la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua…

E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!
Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,
il resto di una gioventù che ormai non ho più…
E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,
ora ammetto che la colpa forse è solo mia,
avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato.

Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l’amore vero che sorriso ha…
Pensieri vanno e vengono, la vita è così…

Personalmente ho canticchiato questa canzone per anni… prestando scarsa attenzione alla carica emotiva trasmessa da certe parole… Fino a quando non ho cominciato a studiare l’impatto che le parole provocano su di noi, non solo a livello emotivo appunto, contribuendo ad innalzare e/o abbassare il nostro stato vitale, ma anche a livello cerebrale ( una ricerca russa ha evidenziato che le parole e le frequenze possono influenzare e riprogrammare il DNA. Per approfondire: https://www.disinformazione.it/parolaedna.htm )

E’ importante maturare la consapevolezza che un certo tipo di linguaggio, certe parole, ascoltate più volte, ripetute e immagazzinate nella memoria, trovano terreno fertile anche per sedimentarsi nel nostro inconscio e guidarci, più o meno consapevolmente, nella costruzione del nostro immaginario collettivo legato alla “promozione” di certi concetti. Come il concetto di “amore = dipendenza” veicolato da questa canzone.

Una persona una volta mi ha detto: “Non è amore se fa soffrire”. Peccato che l’industria dell’intrattenimento ci voglia convincere brutalmente del contrario.