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Il potere delle affermazioni positive

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Si dice che “la vita ha le sue stagioni”… bene, ultimamente sto sperimentando la “stagione della riprogettazione” …. dell’ascolto attivo di Sè stessi per portare alla luce cosa si desidera davvero nella propria vita… quali persone vogliamo avere al nostro fianco in questo nostro peregrinare, e chi abbiamo deciso di lasciare andare, per il nostro bene.

In questo percorso di conoscenza e pacificazione interiore, può essere utile ricorrere alla strategia delle AFFERMAZIONI POSITIVE, che secondo Louise Hay, formatrice e autrice statunitense, hanno il potere di aiutarci a riprogrammare il nostro inconscio per poter tornare a vivere nell’amore e nella gioia di Sè.

In questi giorni di “riprogettazione esistenziale”, sto praticando assiduamente il potere delle AFFERMAZIONI, affermazioni positive relative in particolare alle tematiche del cambiamento, della necessità di vivere il presente con una fiducia rinnovata.

Ecco alcune delle affermazioni positive che mi stanno aiutando in questo percorso di rinascita interiore:

1- I CAMBIAMENTI POSSONO INIZIARE ORA. IO SONO DISPOSTO A CAMBIARE

2- SCELGO DI VIVERE NEL GIOIOSO PRESENTE

3- NON HO NULLA DA TEMERE OVUNQUE IO SIA DIRETTO

4- GUARDO CON ENTUSIAMO AL FUTURO

5- GUARDO DENTRO DI ME ALLA RICERCA DEI MIEI TESORI

6- IL MIO CUORE RICARICA LA MIA ANIMA E DONA ENERGIA AL MIO CORPO

7- SONO SODDISFATTO DI CIO’ CHE HO CREATO NELLA MIA VITA

8- DOMANI E’ UN NUOVO INIZIO

9- MI AMO E MI ACCETTO A PRESCINDERE DA TUTTO

10- SCELGO DI VIVERE NELLA GRAZIA E NELLA GIOIA

Mi auguro che questo articolo possa essere di aiuto a chi come me sta vivendo un periodo di cambiamento, consapevole che è nella stessa CRISI che si manifesta la RINASCITA.

Crisi come opportunità di cambiamento, come suggerisce l’etimologia del termine:

“L’etimologia di crisi deriva senza dubbio dal verbo greco krino = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell’uso comune ha assunto un’accezione negativa in quanto vuole significare un peggioramento di una situazione. Se invece riflettiamo sull’etimologia della parola crisi, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva, in quanto un momento di crisi cioè di riflessione, di valutazione, di discernimento, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorire prossimo

(FONTE: http://www.etimoitaliano.it/2011/03/etimologia-della-parola-crisi.html)

 

 

 

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Alle radici dell’empatia

 

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Di poche cose sono certa nella vita, ma una di queste è legata alla nostra Umanità che può arrivare a manifestarsi e tradursi in un pianto davanti ad un film.

Ci immedesimiamo talmente tanto a tal punto che ci dimentichiamo che è  “solo un film” e giù lacrime e fazzolettini di carta e abbracciatone del fidanzato/a. A me personalmente è successo di sostenere un mio ex moroso al cinema, in pena per il Mostro di Lochness ( il film era The Water Horse – La leggenda degli abissi, 2007).

Ma qual è il segreto di questa magia? Di questo entrare in risonanza emotiva anche nei confronti di qualcosa di platealmente finto come un film?  Ok, magari si tratta di una storia vera al cinema, ma comunque mediata da attori che interpretano la parte.

Avendo scritto la tesi di laurea triennale sul ruolo svolto dall’empatia nel lavoro dell’Assistente Sociale, ho scoperto che in qualità di Esseri Umani siamo intrinsecamente relazionali. Diciamo che l’attitudine alla relazione è inscritta nel nostro stesso cervello grazie all’azione svolta dai c.d “neuroni specchio”.

Nel 1991, un gruppo di neuroscienziati dell’Università di Parma diretto dal dott. G. Rizzolatti , ha scoperto e descritto i  “neuroni specchio”, un set di neuroni che consentono al nostro cervello di correlare i movimenti osservati nel nostro interlocutore ai nostri, riconoscendone quindi il significato.

I neuroni specchio permettono quindi la comprensione delle intenzioni altrui, in quanto direttamente condivise a livello neurale, attraverso quella che Rizzolatti definisce nei termini di una “risonanza non mediata”.

Nel processo di risonanza o “simulazione incarnata” avviene quindi una riproduzione automatica, non consapevole e pre-riflessiva, degli stati mentali dell’altro.

Ad esempio, se assistiamo al pianto di un’attrice in un film, nel nostro cervello si generano delle rappresentazioni interne degli stati corporei associati al pianto, “come se”  stessimo piangendo anche noi, o provando una simile emozione o sensazione di tristezza.

Si può quindi affermare che i neuroni specchio dimostrano le radici neurofisiologiche dell’empatia.

Nella vita di tutti i giorni, anche se magari non desideriamo metterci volontariamente e consapevolmente nei panni di una persona in lacrime, per motivi riconducibili  a disinteresse, o altro,  i neuroni specchio si attivano in automatico, grazie al meccanismo della risonanza non mediata. Quindi anche se questa persona non dovesse godere della nostra massima stima, a livello cerebrale e inconsapevole ne riprodurremmo comunque lo stato interno ad esso associato.