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Che cos’è l’autostima?

 

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E’ da tanto che non scrivo. Tanti lavori, tanti progetti e poco tempo da dedicare al mio blog. Cercherò di recuperare con un articolo dedicato all’autostima.

“Tutto parte dall’autostima”. Questo è il mio mantra. Perchè se ti accetti senza riserve e sei radicato in te stesso, niente e nessuno ti può fermare.

Facendo un sondaggio sommario tra amici e conoscenti, ho realizzato che tanti pensano di esserne privi e di non poterla accrescere, altri di averne a sufficienza per affrontare le sfide che la vita ci riserva quotidianamente.

A prescindere da come ci vediamo, sentiamo o percepiamo, la cosa positiva è che anche l’autostima si apprende!

Iniziamo subito cercando di definire meglio che cos’è l’autostima.

L’autostima (self-esteem) deriva dal verbo latino aestimare, “valutare”, che ha un duplice significato: “determinare il valore di” e “avere un opinione su”. Autostima significa quindi “valutarsi e apprezzarsi in una visuale di fiducia e di ragionevole ottimismo nel giusto riconoscimento di potenzialità e limiti, di qualità e difetti“.

La psicologa Maria Cristina Strocchi definisce così l’autostima, declinandola in tre aspetti:

L’autostima è l’atteggiamento che ciascuno di noi ha nei confronti di sé stesso, dal punto di vista:

 cognitivo, ossia le opinioni che ognuno ha di sé e che riguardano: il suo aspetto fisico, le sue emozioni, la sua vita affettiva e sociale, le sue conoscenze, la sua professione, la sua moralità, il raggiungimento degli obiettivi prefissati; in altre parole la sua autorealizzazione;

emotivo, ossia cosa la persona prova nei propri confronti, come ad esempio: affetto, indifferenza, ostilità;

comportamentale, ovvero come la persona si comporta nei suoi riguardi: se ha rispetto di sé, se soddisfa i suoi bisogni, se sa creare delle condizioni soddisfacenti per sé stessa, se cura la sua salute, etc…

L’aspetto più “poetico” dell’autostima è stato invece esplorato da Virginia Satir, psicoterapeuta statunitense, la quale afferma:

“In tutto il mondo non esiste nessuno che sia come te. Io sono io, e ciò che sono è unico. Io sono responsabile per me stessa, dispongo di tutto ciò che mi serve per vivere pienamente qui e ora. Posso scegliere di mostrare il meglio di me, posso scegliere di amare, di essere preparata, di trovare un senso nella mia vita e un ordine nell’universo, posso scegliere di migliorarmi, di crescere e di vivere in armonia con me stessa, con gli altri e con Dio. Sono degna di essere accettata e amata proprio così come sono, qui e ora. Io mi amo e mi accetto, io decido di vivere pienamente a partire da oggi”.

Assumersi la responsabilità di sé stessi e scegliere di mostrare il meglio di noi, ci invita a sperimentare il cosiddetto “sentimento di autoefficacia” (self- efficacy).

Come descritto dallo psicologo Albert Bandura, se “l’autostima riguarda giudizi di valore personale, il senso di autoefficacia riguarda giudizi di capacità personale”. In particolare, “il senso di autoefficacia corrisponde alle convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati”. Strettamente correlato al concetto di autoefficacia è quello di agentività (agency) personale, in quanto le convinzioni di autoefficacia costituiscono un importante fondamento per l’azione. L’agentività corrisponde quindi alla “facoltà di far accadere le cose, di intervenire sulla realtà, di esercitare un potere causale”.

Ecco come l’autore descrive l’importanza della “capacità di agire” nella realtà attuale:

Nelle società contemporanee stanno avvenendo trasformazioni straordinarie dal punto di vista dell’informazione, della socialità e della tecnologia. Nel corso della storia si sono già verificati cambiamenti impressionanti ma non vasti e rapidi come quelli attualmente in atto. Per tenere il passo con il veloce susseguirsi di tali cicli di trasformazione, le persone e le società devono riuscire a rinnovarsi costantemente. In questa sfida adattiva vengono premiate le persone che si sentono capaci di determinare il proprio futuro. Molte teorie contemporanee dipingono l’individuo come uno spettatore passivo dei meccanismi interiori orchestrati dai fattori ambientali: le persone sarebbero prive di ogni senso di “agentività”. Al contrario, nella mia concezione, l’uomo è un organismo ambizioso capace di agire d’anticipo in previsione di problemi, necessità e cambiamenti, e attivo nel modellare il corso della sua vita e i sistemi sociali che organizzano, guidano e regolano le materie sociali.

La capacità di determinare il proprio futuro è strettamente correlata a quello che per me è un corollario fondamentale dell’autostima, e cioè il cosidetto “locus of control“.

L’espressione, difficilmente tradotta come “luogo di controllo” in italiano, è stata coniata da J.B. Rotter, il quale lo ha definito come “il grado con cui le persone si aspettano che il rinforzo o il risultato delle loro azioni sia contingente al loro stesso comportamento o dipenda dalle caratteristiche personali, piuttosto che essere in funzione del caso, della fortuna o del destino, o sia sotto controllo degli altri, o semplicemente imprevedibile”.

Possiamo cominciare a coltivare una sana autostima, facendo uso dell‘auto-osservazione.

Prendersi cura dei nostri pensieri è il primo passo per imparare a volerci bene, imparare ad osservare il nostro dialogo interno, le parole che diciamo a noi stessi e agli altri, nonché gli atteggiamenti che manifestiamo esternamente.

Possiamo cominciare ad introdurre piccole abitudini, come osservare il nostro linguaggio non verbale.

Cosa rivela di noi la nostra postura? Il nostro eloquio? Il nostro passo?

Se vogliamo accrescere la nostra autostima, possiamo allenarci a riprendere anche il contatto con il nostro corpo. Guardiamoci allo specchio e restiamo concentrati sulla nostra immagine.

Anche se quasi sicuramente troveremo qualcosa da contestare, proviamo a rimanere focalizzati sulla nostra immagine riflessa nello specchio, ricorrendo al potere delle affermazioni:

“NONOSTANTE I MIEI DIFETTI E LE MIE IMPERFEZIONI, MI ACCETTO COMPLETAMENTE E SENZA RISERVE”

“NONOSTANTE I MIEI DIFETTI E LE MIE IMPERFEZIONI, MI ACCETTO COMPLETAMENTE E SENZA RISERVE”

“NONOSTANTE I MIEI DIFETTI E LE MIE IMPERFEZIONI, MI ACCETTO COMPLETAMENTE E SENZA RISERVE”

Fare leva sulle affermazioni e l’autosservazione dei nostri pensieri e delle parole che utilizziamo quotidianamente per rivolgerci a noi stessi, è già un primo passo per imparare a coltivare una sana autostima.

Se pensi che questo articolo possa essere utile anche a qualcuno che conosci, condividilo e fai circolare la filosofia di educazione permanente : ))

Grazie,

Laura

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