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TRE DOMANDE PER SCOPRIRE IL LAVORO CHE FA PER TE

 

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Nei giorni scorsi ho letto il libro CODICE MONTEMAGNO dell’autore omonimo Marco Montemagno, famoso youtuber ed esperto di marketing e comunicazione.

Tra i tanti consigli che il Monty dispensa nel saggio, mi hanno colpito in particolare tre domande che l’autore riporta nel capitolo COME TROVARE LA TUA STRADA NEL BUSINESS.

Per onestà intelletuale ammetto che queste domande non sono state partorite dalla mente di Montemagno ( lo riporta lui stesso nel libro) ma da Peter Drucker (1909- 2005) , noto studioso di economia aziendale.

Cominciamo dalla prima, la più importante, la “madre” di tutte le domande:

1- QUALI SONO I TUOI PUNTI DI FORZA?

SEI UNA PERSONA MOLTO PRECISA E ACCURATA E TI PIACE LA TECNOLOGIA? POTRESTI AVERE UN FUTURO COME DATA ANALYST, UNA PROFESSIONE SEMPRE PIU’ RICHIESTA NELL’INDUSTRIA 4.0.

TI PIACE LA NATURA E ADORI LA VITA ALL’ARIA APERTA? ALLORA NON TI DEVI FORZARE A FARE UN LAVORO IN CUI TE NE STAI CHIUSO IN FABBRICA O IN UN UFFICIO TUTTO IL GIORNO.

SEI AFFERRATO CON LE LINGUE E AMI VIAGGIARE? POTRESTI PROPORTI COME ANIMATORE TURISTICO O COORDINATORE DI VIAGGI ORGANIZZATI.

Come scrive bene il Monty: “non si costruisce un futuro sui propri punti deboli”.

La parola chiave può essere ricercata nella PREDISPOSIZIONE.

IN QUALI ATTIVITA’ ECCELLI O TI SENTI MAGGIORMENTE PORTATO?

COSA TI APPASSIONA?

PER CHE COSA LAVORERESTI ANCHE GRATIS?

COME TI PIACEVA TRASCORRERE IL TUO TEMPO DA BAMBINO?

ERI PIU’ ATTRATTO DAI LEGO, DALLE TABELLINE O DALLO SCRIVERE BREVI RACCONTI?

CERCA DI VISUALIZZARE COSA FACEVI PIU’ FREQUENTEMENTE DOPO LA SCUOLA  E NEL TEMPO LIBERO… E’ POSSIBILE CHE CON IL PASSARE DEGLI ANNI ALCUNI TUOI HOBBY SIANO CAMBIATI, MA PUOI SEMPRE RICORRERE ALLA “TECNICA DEL FILO  ROSSO” PER LEGARE ASSIEME LE ATTIVITA’ IN CUI TI SEI DIVERTITO ED ENTUSIASMATO DI PIU’ NEL CORSO DEGLI ANNI.

2- IN CHE MODO RENDI AL MASSIMO?

RENDI MEGLIO DA SOLO O IN GRUPPO?

SEI PIU’ PRODUTTIVO SE TI DEDICHI AL TUO LAVORO PER 5/6 ORE DI FILA O SE TI RITAGLI UN PAIO DI PAUSE IN MEZZO?

PERFORMI MEGLIO  NEL SILENZIO O QUANDO RICEVI PIU’ STIMOLI CONTEMPORANEAMENTE?

OGNUNO DI NOI  RENDE IN MODO DIVERSO SE COLLOCATO IN DETERMINATE CIRCOSTANZE…  SE ODI LE RIUNIONI FORSE IL CLASSICO LAVORO DI UFFICIO NON FA PER TE : )

3- QUALI SONO I TUOI VALORI?

CHE COSA è PIU’ IMPORTANTE PER TE NELLA VITA?

PER CHE COSA CI METTI LA FACCIA E LOTTI OGNI GIORNO?

AUTOREALIZZAZIONE, PASSIONE, GIUSTIZIA, DETERMINAZIONE, CORAGGIO, RESILIENZA, BELLEZZA, SICUREZZA, INDIPENDENZAM, AMORE ETC…

QUESTI SONO SOLO ALCUNI VALORI FINE A CUI POSSIAMO ASPIRARE…

DI SOLITO LI CELEBRIAMO ATTRAVERSO ALTRI VALORI, DETTI VALORI MEZZO, QUEI VALORI CIOè CHE CI PERMETTONO DI SPERIMENTARE LO STATO EMOZIONALE GARANTITO DAI VALORI FINE.

SE UNO DEI TUOI VALORI FONDANTI NELLA VITA è L’AMORE E LA A SICUREZZA , AD ESEMPIO, POTRESTI SENTIRE CRESCERE IL BISOGNO DI METTERE SU FAMIGLIA PER POTER ACCEDERE E A QUEL SENSO DI PIENEZZA E SICUREZZA  A CUI ASPIRI E CHE TROVA CORONAMENTO NELL’UNIONE TRA TE E IL TUO PARTNER.

DIVERSAMENTE SE PER TE L’INDIPENDENZA RIENTRA AL PRIMO POSTO, FORSE SARAI PIU’ ATTRATTO NELLO SVOLGERE O RICERCARE UN LAVORO CHE TI POSSA GARANTIRE MASSIMA FLESSIBILITA’ E OPPORTUNITA’ DI APPRENDIMENTO.

Montemagno ci ricorda anche che:

NOI NON SIAMO DOVE  SIAMO.

NON SIAMO IL CONTESTO IN CUI SIAMO.

MAGARI AL MOMENTO SIAMO IMPEGNATI A SVOLGERE UN LAVORO CHE NON CI PIACE, NON CI SODDISFA, O PER CUI NON CI SENTIAMO PORTATI, SEMPRE PER IL SOLITO MOTIVO CHE IN QUALCHE MODO : “SI DEVE PORTARE A CASA LA PAGNOTTA”.

ANCHE SE A VOLTE TE LO DIMENTICHI, NON SEI LA DIVISA CHE INDOSSI O LA MANSIONE RIPETITIVA CHE COMPI OGNI GIORNO A LAVORARE.  E’ UN GRANDE SFORZO MA NON DEVI “FARTI CONVINCERE (DI CHI SEI) DALL’AMBIENTE IN CUI TI TROVI”.

MAGARI OGGI LAVORI AL MC DONALD, MA NON è DETTO CHE UN DOMANI TU POSSA FARE LO PSICOLOGO: PASSIONE, STUDIO, DEDIZIONE , ( E A VOLTE ANCHE UNA BELLA DOSE DI FORTUNA, TIPO CAPITARE AL MOMENTO GIUSTO NEL POSTO GIUSTO) TI INVITANO A RICORDARTI CHE PUOI SEMPRE SVILUPPARE UNA “MENTALITà GRANDE”.

DIPENDE SOLO DA TE. DA QUELLO CHE VUOI. DA QUELLO CHE TI RENDE VERAMENTE FELICE E SODDISFATTO. IN DEFINITIVA, DAI TUOI VALORI DI RIFERIMENTO.

COME MI HA INSEGNATO UN MIO AMICO:

NON SEI CIO’ CHE FAI, MA FAI CIO’ CHE SEI.

Se ti è piaciuto l’articolo, ti invito a condividere LE 3 DOMANDE PER SCOPRIRE IL LAVORO CHE FA PER TE : )

 

 

Conosci i tuoi valori?

Cosa ci orienta nella nostra vita?

Cosa ci sostiene?

In cosa crediamo davvero?

In questo articolo ho approfondito cinque “valori guida”:

Il coraggio;

La fede;

La creatività;

La responsabilità;

La passione

Puoi visionare il sito http://www.in-formazione.net/conosci-i-tuoi-valori/ per leggere l’articolo completo ; )

 

1985 = 2015

Dato che di recente ho tagliato il traguardo dei “30 anni”, ho pensato di riproporre un documento redatto nel 1985 dal magistrato Carlo Alfredo Moro (1925 – 2005), fratello del più celebre politico e giurista  Aldo Moro, assassinato nel 1978 .

Nell’estratto, tratto da Euridyce 1985. L’anno nell’educazione e nella formazione, Carlo Alfredo Moro descrive otto caratteristiche di quella che era la sua Società nel 1985. Il testo risulta comunque estremamente attuale, in linea con “l’uomo del Brand” che ho delineato più dettagliatamente nell’articolo Quale uomo essere nella società post-moderna? ( articolo reperibile al link http://www.in-formazione.net/quale-uomo-essere-nella-societa-post-moderna/)

(…) Se vogliamo essere veramente onesti con noi stessi, dobbiamo riconoscere che le culture egemoni nella nostra vita sociale, e quindi i messaggi di vita inviati alle nuove generazioni, sono in perfetta correlazione con gli atteggiamenti che condanniamo e che ci preoccupano. Invero, nella nostra vita sociale dominano:

1- una “cultura dell’accumulazione” dei beni come unica espressione della valenza personale, della pienezza umana, della realizzazione di sé. Solo chi possiede molte cose ritenute, anche se artificiosamente indispensabili è omogeneo e omologato al modello umano che viene proposto; solo a chi riesce a imporsi agli altri e sugli altri ha significato e valore; importante è solo apparire più che essere. Il che porta il giovane o a cercare di procurarsi a qualunque costo ciò che ritiene indispensabile, o a sentirsi un fallito e un emarginato che reagisce alla conseguente frustrazione con le diverse forme di fuga dalla vita propostegli quotidianamente;

2- “una cultura della perenne novità” per essere e sentirsi vivi, per non fossilizzarsi, per acquisire sempre nuove esperienze che sole arricchiscono e mantengono giovani. Il sostanziale disprezzo per la virtù della fedeltà – che non è come si crede la virtù statica dell’abitudine, ma l’esatto contrario, perché radicata sulla giovinezza della quotidiana scoperta che fa tutto nuovo-, come il banale continuo ricorso alla formula “prendi, usa e butta”, portano ineluttabilmente a una superficialità di rapporti, a una frenesia di consumo del nuovo, a una impossibilità di trovare appagamenti significativi, spesso distruttive per una personalità in formazione, che ha estremo bisogno di chiari punti di riferimento e di una continuità di crescita;

3- “una cultura della diversità tra gli uomini” per cui si vale solo se si ha potere, forza, identità con lo stereotipo di “uomo moderno”, cioè efficiente e spregiudicato; si è sottouomini – un sociologo ha detto “gli invisibili” – se si è anziani, handicappati, diversi, deboli, fuori dei circuiti che contano. Ciò implica un disprezzo per gli altri, ove non abbiano la forza di farsi valere, e un crollo del clima di reale solidarietà;

4-“una cultura della negatività” secondo cui non esiste un’identità dell’uomo, non ha senso la vita, non vi è un passato da cui trarre insegnamento né un futuro da costruire. Vi è solo un presente da sfruttare per ottenere il massimo di piacere epidermico, che ogni individuo può catturare;

5- “una cultura del catastrofismo” che nega la storia, la temporalità, il progresso, e dileggia l’impegno nella vicenda quotidiana e la fatica delle opere e dei giorni dell’uomo. Se nessuna redenzione umana è possibile e la convivenza sociale è solo triste necessità, l’individualismo più sfrenato deve prevalere a ogni costo e i compagni di viaggio sono solo oggetto di utilizzazione e sfruttamento;

6- “una cultura della vita come spettacolo” per cui vale solo il gesto emblematico e spettacolare, solo l’essere protagonista nel bene e nel male. Nella civiltà dello spettacolo non vi può essere posto per la pietas ( n.d.a: pietas intesa come atteggiamento di comprensione e solidarietà) nei confronti dell’altro o di chi soffre, non vi può essere rispetto per l’altro;

7- Una “cultura dell’onnipotenza” personale o di gruppo, perché tutto è dovuto a sé e nulla agli altri; ogni limite è arbitrario e “castrante” (…);

8- “una cultura dell’infantilizzazione” basata sull’emotività anziché sulla razionalità, sull’aggregazione al gruppo anziché sulla ricerca di una costruzione personale (…);

Se tutto ciò è vero, non può meravigliare che i giovani, che (…) non accettano una declamazione di valori non vissuti, attuino in modo non ambiguo né ipocrita, ma portandoli alle estreme conseguenze, quei valori o pseudo valori su cui si radica la società in cui vivono (…).

Fonte: Eurydice 1985. L’anno nell’educazione e nella formazione,
Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1986